Credo che la narrazione renda più partecipe lascoltatore e meno incomprensibili i brani di autori contemporanei Torino ha un sistema musicale davvero unico Per questo ho dedicato un pezzo a MiTo e al direttore Restagno «Per me comporre vuol dire raccontare storie, figure, avvenimenti che possano accadere ad ognuno di noi. Si accusa spesso la musica contemporanea di essere frammentaria e di difficile comprensione, io credo che la narrazione, lidea di una storia possano rendere più partecipe lascoltatore». Così Michele DallOngaro racconta il suo lavoro di compositore: a lui è dedicato il concerto di questo pomeriggio alle 17 al Piccolo Regio. Ingresso gratuito per ascoltare lEx Novo Ensemble guidato da Marco Angius con il soprano Sonia Visentin e la regia sonora e live electronics di Alvise Vidolin, in programma "Grimoire", "Danni collaterali", "Variazioni su nulla", "Mise en abyme", "Zero" e la prima assoluta di "Festschrift". DallOngaro, nei brani in programma oggi ci sono omaggi o citazioni di Schubert o Petrassi: qual è il rapporto di un compositore di oggi con i Maestri? «La musica ha un senso se si forma una comunicazione tra chi la fa, chi la ascolta, chi la suona, e così anche il dialogo con il passato è fondamentale, deve essere un dialogo aperto, un riconoscersi in un unico solco comune. Senti un brano di Beethoven e pensi a cosa anni dopo ha fatto Bartok, non ci sono fratture. Stasera a MiTo suona Pollini. Beh, recentemente gli ho sentito suonare nello stesso concerto Schoenberg e Chopin: sembrava che Chopin rispondesse a domande fatte da Schoenberg sovvertendo ogni cronologia! Ogni musica porta in sé la capacità di dialogare con sé stessi ma anche con quello che è avvenuto prima e avverrà dopo». Un altro "problema" della musica contemporanea è il trattamento della voce, in "Grimoire" cè un soprano che canta in una lingua strana. Che lingua è? «È una lingua completamente inventata e che non ha alcun significato. È una piccola scena lirica, un incantesimo con una sorpresa finale per la quale ho scelto volutamente una lingua inesistente perché così posso liberare la voce dalla schiavitù del significato». In "Danni collaterali" cè un vero e proprio racconto... «Sì, un compositore può imparare anche dai racconti di Pirandello o di Poe. In questo brano cè un personaggio che si sente solo, è triste, offeso, sente che gli altri non lo capiscono, sono distanti. Così allinizio il violoncello è inconciliabile con gli altri strumenti, poi, a poco a poco, luomo comincia a mettersi nei panni degli altri, gli altri cominciano a capirlo e quella che prima era una frammentazione, diventa un insieme». Lei è romano, ma è anche il sovrintendente dellOrchestra Sinfonica Nazionale della Rai, quindi è torinese "per lavoro": come giudica la Torino musicale? «Torino ha la vocazione ad essere capitale, così lofferta musicale che propone è vastissima ed articolata, dalla produzione alla didattica, alla diffusione. In quale altra città cè una rete, un sistema musicale come a Torino? Per questo il brano "Festschrift" è un omaggio a MiTo ed è dedicato al suo direttore artistico Enzo Restagno: un festival come questo ha fatto tantissimo per la musica contemporanea e io, come compositore, esprimo la gratitudine di tutta la mia categoria».