MESTIERI ANTICHI. A Veronetta tre giovani amiche gestiscono l'unica bottega del Veneto specializzata nel restauro Dai paramenti di San Carlo Borromeo alle giubbe dei garibaldini, le professioniste ripristinano manufatti rovinati dal tempo, da polvere e acari Il tessuto antico come fonte di cultura, ma anche di riscoperta di un settore che rimane immune dalla crisi economica. È il primo pensiero che affiora quando si entra nel laboratorio di studio e conservazione tessile di Marta Lorenzetti, Ilaria Mensi e Emanuel Paris. In via Santa Maria in Organo 8A da alcuni anni c'è l'unica bottega del Veneto di restauro di arazzi, tessuti e tappeti antichi. Manufatti che contrassegnano le epoche più disparate. Sono veri e propri capolavori d'arte, ai più sconosciuti. Per dare solo l'idea dell'inestimabile valore che hanno, basti pensare che molti sono stati disegnati su cartone da artisti come Raffaello, Giulio Romano e tessuti successivamente da artigiani dell'epoca. Nella bottega veronese è stato restaurato il piviale detto di San Vincenzo della Cattedrale di Sant'Alessandro della città alta di Bergamo, esposto alla mostra di Milano «Seta, oro, cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza» a Palazzo Poldi Pezzoli Lorenzetti. Alle restauratrici è stato affidato il compito di censire lo stato di conservazione degli arazzi «Storie di San Giovanni Battista» del duomo di Monza. Un vero e proprio tesoro: basti pensare che due disegni successivamente elaborati a tessuto appartengono all'artista Giuseppe Arcimboldi. E sempre allo studio veronese è affidata la manutenzione ordinaria dei parati liturgici di San Carlo Borromeo della cattedrale di Milano. La lista è lunghissima. C'è anche l'intervento a una delle mitrie e a un fanone del X secolo esposti a Mantova in occasione della mostra «Matilde di Canossa, storia, arte e cultura alle origini del Romanico. Il papato e l'impero». Le professioniste non si limitano al recupero dei frammenti di tessuto danneggiati dal tempo, il loro lavoro si lega anche agli allestimenti museali come nel caso delle giubbe rosse di Giuseppe Garibaldi. A loro infatti è stato affidato il restauro e il successivo allestimento museale delle divise garibaldine esposte al museo del Risorgimento di Brescia. Il restauro di un tessuto si lega a un lavoro di attenta analisi tecnico-scientifica dell'intreccio e del filato, al quale è d'obbligo far seguire una manutenzione continua con tanto di schedatura e catalogazione di ogni campione. «Il deterioramento dei tessuti è dato ovviamente dal tempo. La polvere e gli acari sono la prima causa, ma anche il modo come vengono piegati e riposti ne determina la conservazione», spiegano Marta e Ilaria. Esemplificano: «Se le pieghe non vengono per così dire isolate le une dalle altre, il tessuto si logora». Sorprende l'età delle esperte: Lorenzetti ha 33 anni, ha frequentato l'Istituto d'arte Napoleone Nani, una tra le poche scuole venete dove si insegna l'arte del tessuto. Poi a Firenze si è diplomata in restauro, dove ha poi lavorato nel Laboratorio di restauro Arazzi dell'opificio delle Pietre Dure. Mensi di anni ne ha 29, è di Brescia e si è laureata in Scienze e beni culturali alla Cattolica. Paris è laureata in Lettere alla Cattolica di Milano, tutte e tre hanno frequentato, chi insegnando e chi studiando, la scuola regionale lombarda di conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Nella loro bottega di Veronetta l'aria che si respira sembra evocare tempi passati. Steso su di un tavolo c'è un arazzo di una collezione privata: risale agli inizi dell'Ottocento, il tessuto è lavorato al punto da rappresentare un paesaggio. Per un profano si potrebbe parlare di «trompe l'oeil», ma per chi conosce a pieno il significato del tessere è indice di un lavoro laborioso fatto di un continuo intreccio di fili disposti su telaio con un calcolo esatto della trama e dell'ordito che porta a riprodurre qualsiasi scena, qualsiasi disegno. In questi giorni le professioniste sono alle prese con il restauro conservativo di alcuni abiti della Fondazione museo Fioroni di Legnago. Seguiranno anche l'allestimento della rassegna.