Ma la giornata del tentativo di farsi giustizia sui romeni violenti che avevano massacrato di botte due livornesi, rei di averli richiamati a buona condotta (stavano lasciando una lavatrice in strada), e che è diventata un caso nazionale, esprime sotto traccia molto di più. Denuncia una diffusa difficoltà del convivere che tocca anche i centri delle città toscane. Da Livorno a Pisa, da Prato a Grosseto, non c'è luogo che in questi mesi non abbia mostrato, magari con azioni meno barricadere, questo disagio. Un disagio che è il frutto di un progressivo concentrarsi in particolare nei centri storici - da dove la borghesia se n'è andata seguendo l'allargarsi delle città verso nuovi quartieri non più periferie ma luoghi residenziali - di un ceto popolare, spesso anziano, in difficoltà anche per la crisi economica e di crescenti comunità straniere fatte tanto di onesti lavoratori quanto di soggetti sul filo della legalità. Centri storici che hanno oggettivamente subito il peso della decennale distrazione delle pubbliche amministrazioni. Se etichettarli come quartieri ghetto può essere spesso una forzatura, di certo la qualità della vita vi è andata, a macchia di leopardo, progressivamente peggiorando: i segni esteriori sui palazzi, i rifiuti abbandonati intorno ai cassonetti, la manutenzione scadente, l'arredo urbano modesto, i servizi insufficienti, le minime regole civili mai fatte rispettare hanno favorito il consolidarsi di un senso di abbandono, un impoverimento testimoniato dagli stessi valori immobiliari. Allora al confronto con l'altro che arriva e sempre più numeroso vi si insedia proprio perché altrove i prezzi non lo consentono, e lo fa portandosi dietro un forte disagio sociale, oltre che cultura e abitudini spesso tanto diverse, ecco che le tensioni diventano quasi merce quotidiana in questi luoghi centrali diventati oggi periferiacentro - come ricordava venerdì al Tirreno il filosofo Alfonso Iacono, un siciliano innamorato dell'asse PisaLivorno. E anche se non c'è un reale allarme sicurezza, c'è un'insicurezza percepita che cresce, c'è un rafforzamento del senso di immiserimento della qualità del vivere sul quale matura un'insofferenza reciproca capace di esplodere all'improvviso. E' perciò su un percorso di recupero dei centri delle nostre città che occorre ricostruire le politiche urbanistiche: meno nuovi centri, satelliti esterni belli e impossibili e ormai sovradimensionati, e più investimenti - diretti eo favoriti - nella qualità della vita dei quartieri storici. Partendo dal recupero degli edifici, dal potenziamento dei servizi essenziali, dal decoro dei luoghi. Qualcosa, in effetti, si sta muovendo in alcune città ma il passo è sempre troppo corto per colmare un vuoto lunghissimo. Non solo: la tentazione del nuovo resta fortissima anche perché, a fronte di uno Stato che preso da faraonici progetti come il ponte sullo Stretto taglia i fondi agli enti locali, gli oneri di urbanizzazione da mega centri restano la miglior strada per rimpinguare le casse dei Comuni. Non meno incertezze ci sono sul fronte delle regole: il consolidamento dei principi della convivenza sociale è spesso proclamato e poco applicato. Mentre sarebbe necessario praticarlo senza indulgenza e, ovviamente, senza differenze. Ma certo non è sempre merce che elettoralmente paga.
TOSCANA - l'integrazione e le nuove periferie
La diffusa difficoltà del convivere in città toscane, come Livorno e Pisa, è un problema che tocca anche i centri storici. Questi luoghi hanno subito il peso della distrazione delle pubbliche amministrazioni e hanno visto peggiorare la qualità della vita, con segni esteriori come rifiuti e manutenzione scadente. Il consolidarsi di un senso di abbandono e impoverimento ha favorito l'arrivo di comunità straniere, spesso in difficoltà economiche, che si insediano in questi luoghi. Le tensioni diventano quotidiane e ci sono un'insicurezza percepita che cresce, un rafforzamento del senso di immiserimento della qualità del vivere e un'insofferenza reciproca.
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