L'allarme dell'esperto: servono idee e investimenti Pammolli (Imt). «Ottimi imprenditori, ma occorre coraggio» «La fabbrica turismo in Toscana esercita ancora una forte attrazione, ma attenzione a cullarsi sugli allori. La crisi è dietro l'angolo, se non si interviene con adeguate politiche di innovazione, investimento e riforma». E' quanto sostiene Fabio Pammolli, direttore dell'Imt di Lucca, esperto di economia e editorialista di varie testate. «Il rischio è che si continui a lucrare sulle ricchezze artistiche e paesaggistiche - aggiunge Pammolli-. Che ci si comporti in definitiva da cicale. E in maniera arrogante e supponente, pensando: tanto i turisti arrivano. No, non funziona più così. La concorrenza mondiale si è fatta molto agguerrita». Da quali elementi scaturisce il suo allarme? «Intanto dai dati. E ancora presto per sapere come è andata l'estate del 2010, ma le previsioni e le impressioni degli operatori ci dicono che nella migliore delle ipotesi abbiamo confermato il 2009. Che però è stato l'anno peggiore. In breve: dal fondo risaliamo con grande fatica. Si vive in una sorta di stagnazione. E si badi bene: questo quadro non positivo emerge in una situazione in cui i voli low cost ci hanno avvicinato al mondo». Gli altri elementi? «Riguarda la "fabbrica" turismo: chi la gestisce spesso non si rivela all'altezza. E non sono stati risolti i problemi infrastrutturali e ambientali della nostra regione, senza i quali il turismo è un pesce fuor d'acqua. In definitiva io vedo il rischio di un'offerta turistica senza identità, senza anima, senza quel marchio forte indispensabile per qualsiasi prodotto». Procediamo con ordine. Cosa inputa a chi lavora nel turismo? «Premesso che il mio è un ragionamento generale perché anche in Toscana ci sono fior di imprenditori turistici, io ritengo che in generale occorra più coraggio nell'investire e nell'innovare. Non è un caso che i dati ci rivelino che là dove l'offerta turistica si è rinnovata il tasso di presenze è stato più elevato». Per innovare bisogna investire... «Lo so che molti dicono: ma chi me lo fa fare, tanto la gente viene lo stesso. Finora la Toscana ha vissuto una posizione di rendita: bel paesaggio, tesori d'arte, ottimo clima. Ma non è più così. I turisti scoprono sempre nuove zone, magari anche meno belle delle nostre, ma dove l'offerta turistica è migliore. Detta in breve: se vogliamo rilanciare il turismo bisogna mettere mano al portafoglio e avere grandi idee». Un altro limite preoccupante? «Non consideriamo il turismo come un ammortizzatore sociale. Troppi improvvisati si sono messi a gestire bar, ristoranti, alberghi, breakfast o agriturismi. Risultato? Prezzi alti, qualità del servizio scadente». Esempi? «Chi viene in Toscana lo fa seguendo una propria rappresentazione idealizzata del nostro territorio. E' importante non deludere queste aspettative e fornire servizi capaci di innovare e, allo stesso tempo, di affermare le nostre tradizioni. Per cui anche nel ristorante dove si spende poco non è tollerabile in Toscana bere un vino cattivo, mangiare un pane gommoso e condire le verdure con un olio scadente. Cioè tre prodotti tipici della nostra terra: il vino, il pane e l'olio». Un altro punto a suo parere critico? «Diciamo che siamo in mezzo al guado. Rischiamo di non essere nè carne e nè pesce. Offriamo un prodotto che in alcune circostanze non ha un marchio riconoscibile, forte». Esempi? «Ne faccio tre: Forte dei Marmi, Pietrasanta e Viareggio. Le prime due hanno una loro identità. Forte dei Marmi ha un turismo di élite, anche se deve stare attenta perché i russi non sono eterni. Pietrasanta è una piccola Atene con le sue proposte culturali. Viareggio invece non è né Rimini e né Forte. Una località ibrida». Fin qui gli imprenditori. E gli amministratori pubblici? «Occorre in Toscana una più adeguata rete infrastrutturale, che è la condizione fondamentale per vendere pacchetti turistici integrati. Chi arriva a Firenze e vuole andare a Siena - ad esempio - si deve sobbarcare viaggi in treno che risultano spesso insopportabili, lunghi, impossibili. Chi vuole andare a Grosseto o all'Argentario non ha uno scalo aereo vicino che sia davvero adeguato e per quanto riguarda la Tirrenica siamo all'anno zero. Nell'area metropolitana fiorentina c'è l'Alta velocità, ma la sinergia con l'aeroporto e carente». A sindaci cosa chiede? «Che tengano pulite le loro città. Come promette ad esempio Matteo Renzi a Firenze. E magari che controllino di più gli operatori turistici perché il rapporto qualità e prezzo sia sempre di più competitivo». Il governatore Rossi vuole abolire le Apt. «Finora le Apt hanno funzionato poco. Centralizzare la promozione turistica mi sembra un'ottima idea. Purché non si sbagli bersaglio...». Dove ha passato le ferie? «In un paesino della Tunisia. Posto meno bello della mia Versilia, ma più vantaggioso e accogliente, dove ho speso meno che andando a Viareggio. Ecco perché dico: attenti, non c'è solo la Toscana. Oggi, grazie anche ai voli aerei meno costosi, si può raggiungere il mondo anche con pochi soldi».
Il Tirreno
5 Settembre 2010
TOSCANA - TURISMO - Siamo cicale arroganti
MA
Mario Lancisi
Il Tirreno
Fabio Pammolli, direttore dell'Imt di Lucca, esperto di economia e editorialista, ha espresso un allarme per il turismo in Toscana. Secondo lui, la regione deve innovare e investire per rilanciare il settore, altrimenti rischia di non essere competitiva. I dati suggeriscono che il turismo è stagnante e che la concorrenza mondiale è molto agguerrita. Pammolli critica anche gli imprenditori turistici che non investono abbastanza e che gestiscono la "fabbrica" turistica senza identità.
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