Uno stanzone pieno di luce che in tempi d'emergenza è stato rifugio per sfollati e si è trasformato in enorme stufa dove asciugare dipinti alluvionati. Ma era e continua ad essere una limonaia per far svernare la straordinaria collezione di agrumi del giardino di Boboli. Solo che adesso l'edificio settecentesco splende di fresco restauro. Con i suoi esuberanti fregi e festoni in stucco, la raffinata architettura, l'elegante cromia che gioca sul bianco calce e il caratteristico "verde salvia Leopoldino". Spariscono quei ponteggi montati nel 2002 per intervenire su facciata, intonaci interni, infissi vetrati, portoni: 620mila euro stanziati dal Ministero e 420mila dollari dal World Monuments Fund. E dal 10 al 16 ottobre la Limonaia e il suo giardino si apriranno al pubblico. Qui e nel più piccolo tepidario di Annalena. i giardinieri potranno riporre le circa 500 piante di agrumi di Boboli, vasi e conche dai 30 ccntimctri al metro di diametro. Con almeno una cinquantina di varietà autoctone, che rimandano ai fasti medicei. E per non disperdere questo patrimonio genetico invidiato a livello mondiale, ogni anno si provvede a rifare nuove piante: arancio amaro come base di innesto. Il trucco? Molta passione, pazienza, abbondante acqua durante l'estate e concime esclusivamente organico. Massimo Pettini, che da più di vent'anni si prende cura degli agrumi di casa a Boboli, lo trovi che lavora intorno alle "sue" piante mentre dalla serra risuonano note di musica classica. Riconosce ad occhio le diverse varietà, dal tipo di foglia, dal differente rigoglio, dalla forma, rugosità e colore del frutto. "Tempo fa ho isolato una mutazione - racconta Pettini - un ibrido naturale di limone di cui oggi ho quat-tro innesti. Il frutto ha una strana forma a zucchetta e per capire di che varietà si tratti dovrò andare alla Nazionale a darmi una rinfrescata sui vecchi manuali di botanica e magari riguardarmi i dipinti di frutta del Bimbi". Forse è nata una nuova stella fra le serre di Boboli che va ad aggiungersi ai cedri "della China", alle varietà di limoni "peretta" e "perettone", a quell'altra "bizzarria" di natura che è il cosiddetto "Cedro mano di Budda", il cui grande frutto bitorzoluto nel maturare si apre come un fiore dai lunghi petali contorti. E, ai primi di novembre, tutti al riparo nella Limonaia appena restaurata. LIMONAIA PALAZZO STROZZI Il ruolo di due soprintendenti Vive il colore originale del 700 La Limonaia si trova lungo il viale carrozzabile nei pressi dell'ingresso di Annalena del Giardino di Boboli su via Romana. E' uno dei rari esempi di architettura settecentesca che ancora presentava una cromia originale. L'edifìcio, su progetto di Zanobi del Rosso, fu costruito fra il 1777 e il 1778, anno in cui è documentata la consegna dei 30 infissi in legno di cipresso completi di vetri. Davanti c'è un piccolo giardino con aiuole di bosso, mentre il muro di cinta sormontato da statue si completa con un'originale cancellata in ferro battuto ottocentesca. Il progetto di restauro si deve all'allora soprintendente Mario Lolli Ghetti e all'attuale soprintendente Paola Grifoni, che ne ha diretto i lavori.
Restauro del ministero e del World Monuments Fund.
La Limonaia del Giardino di Boboli, un edificio settecentesco, è stata restaurata con 1.040.000 euro. La struttura, che in tempi di emergenza è stata utilizzata come rifugio per sfollati, è stata trasformata in una limonaia per far svernare la collezione di agrumi del giardino. La Limonaia si aprirà al pubblico dal 10 al 16 ottobre. I giardinieri potranno riporre le circa 500 piante di agrumi, tra cui varietà autoctone e ibride. Il restauro ha riguardato l'interno e l'esterno dell'edificio, con la rimozione dei ponteggi e la ripristino della cromia originale.
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