L'OUVERTURE In prima fila all'inaugurazione il presidente dell'Inter Moratti presentato come sponsor PARTE con il pienone, le code alla biglietteria, la caccia ai posti esauriti, la frenesia di volerci essere a tutti i costi, in qualche modo, come volontario o pubblico non importa. Parte con la corsa da una location all'altra per non perdere le infinite occasioni di sentire personaggi di uno spessore culturale non comune parlare a tutti. Come da sette anni. Si apre anche con l'ormai consolidato orgoglio della piccola città di provincia che ospita il grande evento nazionale e riesce persino a sconfiggere la crisi spendendo in cultura. E con l'arrivo del presidente dell'Inter Massimo Moratti, che si siede in prima fila ad ascoltare la lectio magistralis mentre il sindaco Massimo Caleo lo presenta come uno degli sponsor istituzionali. Parte anche con il richiamo del presidente della Fondazione Carispe Matteo Melley alla provincia sonnolenta che, sette anni fa, faceva pensare al Festival della Mente come una «scommessa azzardata», soprattutto volendo puntare sulla sua longevità. E si apre infine con la durissima lezione di Salvatore Settis sulla cementificazione selvaggia, lo «stress da devastazione del paesaggio», sui diritti rubati alle generazioni future. Una lezione che cala, tra i silenzi e gli applausi, in un territorio che ha cominciato da qualche tempo a dibattere proprio di ambiente a rischio e cementificazione selvaggia, che vive il contrasto tra tutela e sviluppo compatibile («compatibile per chi?» chiede provocatoriamente Settis). L'ouverture del Festival è l'occasione per il sindaco e l'assessore regionale Angelo Berlangieri di sottolineare l'impegno massimo profuso nella cultura, per l'ideatrice del Festival Giulia Cogoli (accolta da un applauso spontaneo) di parlare di un matrimonio perfetto tra un festival e una città entrambi a misura d'uomo». Ed è l'occasione per il presidente della Fondazione Carispe Melley di ricordare che non basta investire in festival per dare risposte al bisogno dei giovani di stimoli e di futuro, prima di chiudere con un appello a fare donazioni per il Pakistan. Poi è Salvatore Settis, direttore della Normale e docente in Università europee e americane, a entrare nel vivo della cultura parlando del paesaggio che la mancanza di cultura sta distruggendo, che dovrebbe essere protetto dal potere e che il potere invece sta demolendo a colpi di cemento. Rimanda a dopo il Festival, promettendo una visita dedicata, un suo intervento sulla situazione sarzanese che molti, a partire dal direttore della Soprintendenza Donati, gli hanno sollecitato. Non risparmia però una stilettata alla Regione Liguria che è la più invasa dal cemento d'Italia, la più martoriata, ha già 50 porti e ne vuole costruire altrettanti come se tutti qui avessero una barca, è tra le più forti consumatrici di territorio, con una quantità di superfici agricole perse da record e di cemento da brividi.