I1 restauro infinito. Una piccola storia interminabile di interventi mai esauriti che, oggi, compiono mezzo secolo. E che dopo mezzo secolo fanno il punto di come è andata e di come continuerà ad andare. A Subiaco, il monastero di San Benedetto, sorto sul Sacro Speco rupestre dove il santo annullò ogni contatto con il mondo terreno nei suoi tre anni di vita eremitica, e il monastero di Santa Scolastica, dove si dedicò a vita monastica insieme ai suoi discepoli, da sabato mettono in mostra gli interventi che in questi anni li hanno protetti, recuperati a volte salvati dall'azione distruttrice del tempo, preservando un complesso monastico che, sorto nel VI secolo dopo Cristo, ha continuato a vivere senza soluzione di continuità fino ai nostri giorni. "Lo spazio del Silenzio. Cinquant'anni di restauri ai monasteri benedettini di Subiaco" è la mostra che racconta, in occasione della presentazione del volume omonimo pubblicato dall'Abbazia di Santa Scolastica, cosa è accaduto in questo lungo periodo che copre mezzo secolo, chi sono stati i suoi attori e in che modo si sono succeduti gli interventi in questi due luoghi che come pochi, nel Lazio, rappresentano una terrena e concreta possibilità di fuga dalle brutture del mondo. E di come le loro pitture, i dipinti rupestri, i quadri raccolti nella pinacoteca e le facciate marmoree e i pavimenti lapidei siano stati l'oggetto dell'appassionata e scrupolosa ricer-ca da parte dei restauratori dell'Istituto Centrale per il Restauro, da circa un anno guidato da Caterina Bon Valsassina, della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma e del Lazio e di quella per i Beni Architettonici e Paesaggistici e per il Patrimonio Artistico del Lazio, accumunate sotto l'egida comune del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. I restauri, che da sabato rimarranno visitabili perennemente, vengono illustrati attraverso un percorso espositivo che con una serie di pannelli offre un quadro completo dell'eterogenea situazione artistica dei monasteri e di come gli interventi siano stati realizzati a prescindere dall'importanza dell'autore ma puntando invece a restituire ad ogni parte, che si trattasse del recupero dei più noti dipinti medioevali o della più semplice manutenzione degli edifici e dei loro contenuti, il suo originario splendore. Una sezione della mostra è dedicata a quelle opere salvate in extremis come ad esempio il ciclo di San Benedetto del XIII secolo. «Il restauro dei dipinti murali della facciata della chiesa gotica di Santa Scolastica - spiega Maria Spampinato, curatrice dei restauri condotti dalI'ICR - ha eliminato uno spesso strato di pittura bianca che per alcuni secoli ha occultato gli affreschi facendone perdere la memoria e mostrando un ciclo pittorico fortemente lacunoso nel suo testo decorativo, oltre al fatto che nel corso della sua vita l'area sulla quale si estendono i dipinti era stata interrotta dall'inserimento di una scala che collegava i due diversi ambienti». Per 7 anni i tecnici dell'ICR hanno valutato i sistemi migliori per annullare le cause di quegli sbalzi di temperatu-ra, dovute alla forte escursione termica tra il giorno e la notte e alla basse temperature che si raggiungono in inverno, così dannosi per gli affreschi. «Per due anni abbiamo effettuato le misurazioni microclimatiche per calcolare umidità relativa e temperatura fino a individuare quella ottimale. Infine abbiamo realizzato una chiusura parziale del chiostro per mantenere l'ambiente migliore». Ma i lavori non si fermano. Ultimata la mostra emesso un punto definitivo agli interventi finora svolti, gli addetti ai lavori sono già pronti per i recuperi futuri.