Partite di calcio in piazza, l'effigie di Alfonso d'Aragona perde due dita. La soprintendenza: serve un presidio fisso di polizia Nuovo sfregio alle statue di Palazzo Reale La denuncia. Il danno segnalato da una associazione di volontari del centro storico. Un mese fa «amputato» l'indice, ora è andato in frantumi il medio Sfregiato. E mutilato nuovamente. Colpito dai vandali che tornano nella piazza simbolo di Napoli. Nel mirino Alfonso d'Aragona: la statua del sovrano spagnolo realizzata da Achille D'Orsi e da più di un secolo sistemata sulla facciata di Palazzo reale. «Ignoti hanno lesionato il dito medio della mano destra», segnala Antonio Alfano, presidente di No Comment, associazione impegnata nel monitoraggio del patrimonio artistico anche attraverso laboratori gratuiti di fotografia organizzati nel centro antico. Nell'ambito delle attività sociali, i volontari hanno individuato la lesione. L'ultima di una lunga serie. La statua era infatti stata danneggiata nel corso di altri raid. «Il precedente episodio risale a un mese fa. L'indice della stessa mano era stato anche amputato da ignoti e poi ritrovato per terra dai vigili urbani che ci hanno consegnato due frammenti dell'opera»: allarga le braccia Carlo Caracciolo, storico dell'arte e dirigente della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologoci di Napoli e Provincia. Ieri mattina il dirigente ha effettuato un sopralluogo per verificare l'ultimo scempio. «Il dito di Alfonso d'Aragona ha subito una nuova frattura, molteplice e netta. Si vede chiaramente che non è una lesione provocata dall'usura del tempo. Più probabilmente, da una pallonata messa a segno dai ragazzi che quasi ogni notte si radunano nella piazza», aggiunge. E assicura: «La prossima settimana sarà realizzato l'intervento di restauro che consentirà di eliminare entrambe le lesioni alla scultura di D'Orsi attraverso un'operazione abbastanza semplice da completare nel giorno di uno, massimo due giornate di lavoro. C'è infatti un'anima metallica all'interno di ogni dito che dovrà essere ricostruita prima di procedere all'integrazione della parte amputata o lesionata». Interventi di restauro noti anche perché già effettuati diverse volte. A partire dal 1993. «In occasione del G7 - ricorda il dirigente della Soprintendenza - il primo, analogo intervento e in seguito almeno altri due. Sulla stessa statua». In vista della visita del presidente della Repubblica era invece stata ripulita la facciata del Palazzo reale. «La pulizia aveva avuto un costo di 30 mila euro - sottolinea Caracciolo - e ha retto per qualche mese ma ora sono ricomparse le scritte realizzate dai writers purtroppo con pennarelli indelebili». Di più. «La piazza nella notte diventa un campo di calcio e non solo. Diventa anche un orinatoio, tanto che siamo stati costretti a chiudere le garitte all'ingresso del Palazzo reale». Degrado, vandali, urina e raid a ripetizione. «Abbiamo anche richiesto - afferma il dirigente - un presidio fisso di vigilanza, sia al commissariato San Ferdinando sia alla polizia municipale sebbene le forze dell'ordine già assicurino un controllo costante della zona». Per Caracciolo, il problema vero è che «dovremmo educare ed essere educati al rispetto dei beni comuni». Di qui l'appello ai napoletani: «Basta poco per fermare un ragazzino che gioca a pallone ed evitare che faccia danni. Deve essere nostra cura difendere quelle statue», così maltrattate fino a oggi. Le opere esposte raffigurano Ruggiero il Normanno, Carlo d'Angiò, Federico II di Svevia. Alfonso d'Aragona è seguito da Carlo V. E poi Carlo di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II. Profili reali che insieme raccontano la storia antica e moderna della città: dominazioni e splendore, ribellioni e speranza.