Lassessore Da Empoli: bisogna riportare la vita nei luoghi del passato Sì ai soldi degli sponsor che investono sul contemporaneo: "Guai a cacciarli" maria cristina carratù Fine dellespansione fisica, delle archistar e delle architetture-astronavi, avanti con il recupero di ciò che cè già, non con semplici restauri, ma con interventi capaci di riportare la vita nei luoghi del passato. Dalle Murate a San Salvi, passando da SantOrsola e dal Tribunale in piazza San Firenze, si tratterà di fare della memoria non una palla al piede, ma un atout, che sostanzi unidentità aprendola alloggi. E per fare tutto questo, sì agli sponsor, a chi ha soldi da investire sul volto contemporaneo della città: «Guai a cacciare i privati, semmai bisogna rimproverargli di non occuparsene abbastanza» dice lassessore alla cultura Giuliano Da Empoli. Se la pianificazione come technicality non garantisce qualità della vita, e lo sviluppo lasciato a se stesso produce caos, urbanistica e cultura (in senso lato) devono ritrovarsi per far fronte alla sfida che attende Firenze in pieno evo digitale: «fluidificare» il contenuto della città, puntando (come suggerisce la Biennale di Venezia) sulla «qualità delle relazioni» invece che sulla dimensione degli interventi. «Fluidificare» invece di costruire, lei dice. Può spiegarsi meglio? «Dora in poi ogni intervento urbanistico dovrà innanzitutto saper interpretare la vitalità di un luogo, esprimerla, sostenerla. E evidente che la fase dellespansione fisica della città è conclusa, ma non per questo la città si ferma, al contrario, chiede più che mai aiuto per evolversi, ritrovare funzioni adeguate ai nuovi flussi, alle dinamiche delle nuove relazioni interpersonali. Ciò che ci è arrivato dal passato deve ritrovare una ragione dessere nelloggi, trasformandosi». E quello che è successo alle Murate. «Che infatti io propongo ad esempio di ciò che andrà fatto in tutte le strutture dismesse e inutilizzate, comprese quelle che ci sta passando il Demanio. Un luogo segnato da una storia durissima che non dimentica affatto la sua storia, ma, quasi per contrappasso, diventa un luogo di libertà, di incontri, di scambi, di arricchimento culturale». Insomma, per innovare il passato può non essere una palla al piede. «Al contrario: la rete delle città storiche per la cultura contemporanea, che stiamo mettendo in piedi con Kyoto, San Pietroburgo, Isfahan, Filadelfia, e altre ancora, servirà a mettere a fuoco cosa fare per stare nel futuro con tutto il proprio bagaglio. Il vero salto è di non credere che solo dove cè una tabula rasa, tipo Singapore o Silicon Valley, il nuovo può attecchire, ma al contrario, solo il passato può davvero farci capire chi siamo, purché naturalmente abbiamo il coraggio di esserlo oggi. Il che impone, fra laltro, unassoluta eccellenza dellarte pubblica, il motivo per cui ho fatto la guerra alla statua di Wyatt. Basta con la logica dei geometri, e anche delle archistar e delle grandi opere firmate buone per ogni luogo». Un luogo molto impegnativo, quanto a memoria, è San Salvi. «Dovremo darci alcuni punti fermi: no a nuove volumetrie, no a un comprensorio residenziale chiuso, sì al completo recupero del parco pubblico e alla salvaguardia del significato storico del luogo, a partire dalla valorizzazione dellintensa attività dei Chille de la Balanza e pensando a ulteriori funzioni sociali e culturali. Sulla base di tutto questo, si potrà trattare con i privati senza timore». In altre parole: interpretare creativamente il passato vuol dire pensare, prima che ai contenitori, a contenuti allaltezza della propria storia? «Ovvero, realmente funzionali alle esigenze di oggi. Avere a disposizione la storia di Amerigo Vespucci deve servirci come spunto per organizzare, come faremo, incontri con tutti gli scopritori di frontiere di oggi, in tutti i campi, per poi fare per esempio del Forte Belvedere il centro stabile di queste relazioni, così come lo Stibbert potrebbe diventare un nuovo Florence Club per tutti gli stranieri a vario titolo in rapporto con Firenze. Insomma, prima di ogni iniziativa, dobbiamo sapere che città immaginiamo. Sapendo che abbiamo unopportunità enorme: passare nel giro di un decennio dalla città delle infrastrutture pesanti, invasive, violente, a una nuova essenza urbana, costituita dalla funzionalità di ogni sua parte, che le darà poi una nuova bellezza».
FIRENZE - "Basta archistar, non è più tempo di megaprogetti"
Il lassessori Giuliano Da Empoli sostiene che Firenze deve riportare la vita nei luoghi del passato, non solo con restauri, ma con interventi che creino nuove funzioni e relazioni. Egli propone di valorizzare la memoria storica e di utilizzare la città come una rete per la cultura contemporanea. Secondo lui, la fase dell'espansione fisica della città è conclusa e ora è necessario fluidificare il contenuto della città, puntando sulla qualità delle relazioni piuttosto che sulla dimensione degli interventi. Da Empoli propone di riutilizzare strutture dismesse e inutilizzate, come le Murate, come luoghi di libertà e di incontri, e di creare nuove funzioni sociali e culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo