300MILA EURO PER SALVARE IL SANTUARIO Religione e soldi non vanno molto d'accordo. Ma, nel caso della Madonna del piastraio, servirebbe un'eccezione. È proprio la "vil pecunia", infatti, a ritardare la conclusione dei lavori di restauro di uno dei luoghi simbolo della devozione mariana in Versilia e non solo. A quantificare le necessità ci pensa il sindaco di Stazzema Michele Silicani: «Servirebbe una cifra fra i 250mila e i 300mila euro», spiega. Soldi che potrebbero concludere i restauri iniziati ormai quasi un decennio fa e che, soprattutto, renderebbero di nuovo fruibile il santuario. Attualmente, infatti, la struttura (raggiungibile solamente a piedi) non è visitabile e i materiali che raccoglieva al suo interno (soprattutto le centinaia di ex voto che tappezzavano le sue pareti) sono state "divise" fra la canonica e la chiesa di Stazzema. Il recupero della Madonna del piastraio cominciò grazie a un finanziamento di mezzo miliardo delle vecchie lire che arrivò in Versilia sulla scia del grande Giubileo dell'anno 2000. Fondamentale, in quell'occasione, fu il contributo dell'allora parlamentare Carlo Carli. Il problema fu che quei soldi bastarono solo per recuperare la canonica (da destinare, secondo i progetti, a "casa del pellegrino") e a rifare il tetto del santuario vero e proprio. «Purtroppo - continua il primo cittadino Silicani - non si riuscì a intervenire sugli interni della chiesa e, anzi, dopo qualche anno dalla fine dei lavori, bisognerebbe ritornare anche su quelli già effettuati». Negli anni i paesani di Stazzema si sono dati da fare con piccole opere di consolidamento. Ma, come si dice, la buona volontà è stata una goccia nel mare di quello che servirebbe al santuario. «E pensare - continua Silicani - che il progetto sarebbe già pronto. Anzi, è esposto nelle sale del Fenalc di Stazzema». Il problema, dunque, sono i soldi: quelli che dopo il giubileo non sono più arrivati. «Stimiamo che servirebbe una somma fra i 250mila e i 300mila euro per vedere concluso i lavori» Non una cifra astronomica, ma difficile comunque da trovare in tempi di crisi nei quali la cultura diventa Cenerentola fra le cenerentole. Silicani comunque (anche insieme al parroco don Orsucci) giura che non si fermerà ed esplorerà ogni via: «Dovremo ragionare con la Sovrintendenza e anche con le Fondazioni bancarie», spiega. Solo che bisogna fare presto: ogni giorno che passa, infatti, fa aumentare i problemi del santuario e rischia di vanificare anche gli importanti lavori che sono stati realizzati con il finanziamento del Giubileo.