Unica cosa certa è che gli scavatori meccanici continuano a tormentare uno splendido tratto della costa di Lipari. Un martellamento che, giorno dopo giorno, va mangiandosi un'intera montagna per estrarre la pomice che viene venduta in tutto il mondo. Solo che per l'Unesco, che appena quattro anni fa ha inserito le isole Eolie tra i 730 siti dichiarati patrimonio dell'umanità, le miniere di pomice sono ferite aperte che vanno curate. Come? Con il blocco immediato dell'attività estrattiva. Altrimenti lo stesso Unesco darà il via al declassamento, l'esclusione cioè delle Eolie dal novero dei siti "intoccabili". Nessun paese al mondo, fino ad oggi, si è fatto mettere alla porta dall'Unesco. Rischia di riuscirci l'Italia, attraverso la Sicilia. Anzi, attraverso una specie di commedia degli equivoci che vede come protagonisti i gruppi privati che estraggono la pomice (la Pumex e l'Italpomice) e alcuni uffici pub-blici: la Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali, la Regione siciliana e il Comune di Lipari. Spiega Pietro Lo Cascio, un naturalista di Lipari che alterna l'attività di ricercatore tra l'Italia e l'Inghilterra: «Quattro anni fa, quando la commissione Unesco visitò le Eolie e le inserì tra i siti patrimonio dell'umanità, disse che le cave di pomice di Lipari andavano chiuse. E spiegò pure il perché. Di tutte le Eolie, sottolinearono i componenti della commissione dell'Unesco, vanno preservati gli aspetti geologici e vulcanologici. In pratica, vanno tutelati i vulcani attivi e quelli spenti. Cioè tutte e sette le isole». Si era nel 2000. «Il comune di Lipari e gli organi regionali», prosegue Lo Cascio, «risposero che l'anno successivo, cioè nel 2001, sarebbero scadute le convenzioni con le due aziende che estraggono la pomice. Con-venzioni che, dissero, non sarebbero state prorogate. Invece le convenzioni sono state rinnovate a tempo indeterminato». I vertici della Pumex, interpellati da MF Sicilia, allargano le braccia: «L'Unesco», spiega una nota dell'azienda, «sembra abbia posto alcune condizioni che si riassumono nei seguenti punti: che il comune di Lipari si doti di un piano regolatore generale; che lo stesso comune si doti di un piano di gestione del territorio; che le attività minerarie siano regolamentate al fine di salvaguardare gli aspetti morfologici caratterizzanti quella parte del territorio con la prospettiva di pervenire, nel tempo, alla cessazione». Alla Pumex, insomma, sperano di postergare la chiusura delle cave. E, sornioni, scaricano le responsabilità sugli amministratori locali: «Dopo oltre vent'anni», precisano, «il comune di Lipari non ha ancora approvato il prg. Sul secondo punto (cioè sul piano di gestione ndr) lo stesso comune pare non abbia ancora fatto nulla». Il sindaco di Lipari (che è anche sindaco di Vulcano, Panarea, Alicudi, Filicudi e Stromboli, mentre Salina si amministra da sé con ben tre comuni: Malfa, Leni e Santa Marina), Mariano Bruno, uomo appassionato delle isole che amministra, esponente di Forza Italia, racconta d'avere affrontato la questione Eolie-Unesco con il sottosegretario ai beni culturali, Nicola Bono. Il quale gli avrebbe assicurato che le Eolie resteranno comunque sotto la tutela dell'Unesco. Come? Con le cave di po-mice chiuse o con le cave aperte? Gianni Puglisi, docente universitario e presidente della commissione italiana dell'Unesco, interpellato da MF Sicilia, non si tira indietro: «Noi», dice, «siamo stati chiari: le cave di pomice di Lipari vanno chiuse. Forse il malinteso nasce dal fatto che, per quest'anno, visto che ci siamo occupati delle ville venete, abbiamo concesso alle Eolie la proroga di un anno. Ma la nostra linea non è cambiata e non cambierà: le cave vanno chiuse». Intanto, la Pumex annuncia un piano di recupero. Che, naturalmente, non postula la chiusura degli impianti. In compenso si prevedono strutture turistiche e persino un museo. In attesa del «piano di recupero» c'è la richiesta per l'apertura di una nuova cava, che comunque ha già incassato il «no» del consiglio comunale. Quest'ultimo dovrà pronunciarsi sul nuovo piano regolatore messo a punto dopo vent'anni di chiacchiere. Tutta questa confusione, forse, sarebbe stata evitata se a Lipari fosse stata istituita la riserva naturale che invece è stata bocciata dal Tar. Idem per Vulcano, altra riserva naturale che attende il pronunciamento del Tar su ricorso del comune.