BELPAESE. Dalla legge Bottai ai nuovi vandali Appello di Settis che rivendica l'eredità risorgimentale e di Croce Sarà Salvatore Settis, già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, professore di storia dell'arte e dell'archeologia classica e direttore del Laboratorio di analisi, ricerca, tutela, tecnologie ed economia per il patrimonio culturale ad aprire oggi a Sarzana (La Spezia) la settima edizione del Festival della Mente, che ha in programma decine di conferenze, spettacoli, letture e anche laboratori per ragazzi. Settis, paladino della bellezza che denuncia i danni al paesaggio italiano e i vandali che ne sono artefici, parlerà di «Paesaggio come bene comune: bellezza e potere». Secoli di civiltà hanno plasmato il paesaggio italiano. Perciò è un bene comune: corrisponde all'accumulo secolare di gesti, di scelte di gusto, di tradizione e innovazione. Eppure questo prezioso bene nazionale «viene impunemente calpestato in nome di un mercatismo straccione», sottolinea Settis. La storia del nostro sentimento nazionale va di pari passo con la consapevolezza che gli italiani hanno acquistito quali custodi del «Bel Paese» (e non solo gli italiani, se John Ruskin diventò un fautore del Risorgimento proprio per amore del paesaggio italiano). Con l'Unità d'Italia, le battaglie per nuove leggi che difendessero il patrimonio ambientale videro impegnati politici di primo piano, da Luigi Rava (con al suo fianco il direttore generale della Pubblica Istruzione Corrado Ricci), al deputato poi sottosegretario Giovanni Rosadi, fino al filosofo napoletano Benedetto Croce a cui si deve la prima legge generale italiana per la tutela del paesaggio, approvata l'11 maggio 1922, pochi mesi prima della marcia su Roma. «Occorre una legge che ponga, finalmente, un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo», scrive Croce nella sua relazione, «poiché difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d'Italia, naturali e artistiche risponde ad alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia». Parole e riflessioni che furono alla base della Legge Bottai sul paesaggio (1939) che è tuttora alla base della legislazione, nerbo del Codice dei Beni culturali e del paesaggio. Questo testo, malgrado sia, come sottolinea Settis, un raro esempio di legge bipartisan voluta da ministri di diversi pensieri politici (Urbani, Buttiglione, Rutelli) è fra le leggi più disattese d'Italia «martoriata da deroghe, sanatorie, condoni, piani casa e quant'altro». Settis così ammonisce in un recente intervento sul Sole 24 Ore: «Chiediamoci se il paesaggio possa tornare a essere un bene comune e come questo possa dipendere da noi». E riferendosi a Croce e agli altri difensori del paesaggio, così ammonisce gli italiani di oggi: «Sapremmo oggi coalizzarci in un rinnovato Comitato nazionale per la difesa del paesaggio?»