Parla il commissario per le aree archeologiche Cecchi Quasi trenta milioni di euro di bilancio e oltre sessanta interventi di restauro da realizzare in pochi armi a disposizione. Sono questi i numeri del Commissario straordinario per le aree archeologiche di Roma e Ostia Antica, una corazzata messa su dal Governo dopo i nubifragi che colpirono la Capitale nel 2008. L'istituzione di un organo di coordinamento tra le soprintendenze si rese necessaria per rendere operativi una serie di interventi urgenti , spiega l'Arch. Roberto Cecchi, a capo della struttura dal 2009. Grazie ad un budget importante, in quasi due anni tanti sono stati i risultati raggiunti e diversi sono gli appuntamenti in programma per i prossimi mesi: il protagonista del prossimo autunno sarà di nuovo il Foro Romano, dove sarà restituito ai visitatori il Tempio di Venere. Dopo la riapertura della Arcate Severiane e delle Vigne Barberini, il protagonista del prossimo autunno sarà di nuovo il Foro Romano, dove sarà restituito ai visitatori il Tempio di Venere. Conosciuto come il tempio più grande dell'antichità, fu eretto nel secondo secolo dopo Cristo dall'Imperatore Adriano, ma finora i turisti potevano vedere solo le sue imponenti strutture esterne. «Entro fine anno si potrà finalmente entrare nel tempio», assicura Cecchi. Durante l'estate che ha visto accendersi la polemica sulla gestione dei beni culturali a Roma, il commissario deve essersi sentito tra due fuochi perché la struttura di cui è a capo, di fatto, costituisce già un organo di gestione unica dei siti archeologici divisi tra Stato e Comune. Almeno per le emergenze. Sfogliando l'elenco degli interventi, si scopre che lo stanziamento ha messo mano al Colosseo e al Palatino, che sono statali, così come ai Fori Imperiali e al Tempio di Minerva Medica, che sono di competenza comunale. «La lista degli interventi è organizzata sulla base delle segnalazioni dei soprintendenti Proietti e Broccoli», continua il commissario, «Il mio ruolo è quello di mettere in comunicazione gli enti responsabili della tutela del patrimonio archeologico di Roma, un dialogo che forse prima non era così efficace. Può darsi che in passato ci siano state delle incomprensioni, ma oggi posso testimoniare che la collaborazione tra le istituzioni è totale». Andranno pure d'amore e d'accordo, ma Stato e Comune nelle ultime settimane hanno dimostrato il contrario, soprattutto sulla questione degli incassi del Colosseo, bottino di oltre trenta milioni di euro che per oltre metà finisce nella gestione ordinaria della soprintendenza nazionale. «Trovo sterile questa polemica. Il Colosseo non è un bancomat, ma un monumento all'interno di un contesto complesso nel quale, va ricordato, la città ha un indotto che supera il miliardo e mezzo di euro», conclude Cecchi. «Le istituzioni dovrebbero lavorare per fare sistema e valorizzare al massimo il patrimonio, senza fermarsi a discussioni di cassa. Dobbiamo prolungare il soggiorno dei turisti a Roma e fare in modo che visitino di più il Palatino, i Musei Capitolini o l'Appia Antica. Oggi la differenza di ingressi è enorme». Parola d'ordine: investire sulla manutenzione ordinaria oppure ci troveremo sempre di situazioni d'emergenza. Gli italiani saranno pure tanto bravi a gestirle, ma a farne le spese è il nostro patrimonio.