DI FRONTE all' atto concreto del suo fallimento Giovanni Calabrese, 60 anni, non s' è le sentita di assistere a quei colpi di benna sulle sue aspirazioni da manager del turismo collinare toscano. Finisce fra graffi di ruspa, calcinaccie in una nuvola di polvere la storia dell' abuso edilizio più clamoroso del territorio fiorentino. Sette villette scoperte nel marzo 2004 su una collina di Ontignano, piccolo borgo di ulivie cipressi fra Montebeni e Campiobbi, zona completamente sottoposta a vincolo paesaggistico. Una specie di tabù ambientale per le mire della cementificazione fai da te. «Dopo sei anni finalmente abbiamo sanato questo scempio, la collina verrà ripristinata», esulta il sindaco Fabio Incatasciato. Realizzato da Calabrese attraverso la società Il Fortino, il villaggio vacanze era venuto su senza autorizzazioni, in spregio dei divieti imposti dal regolamento urbanistico del Comune e contro una legge regionale. E anche oggi, mentre esce alla chetichella per sfuggire alle domande dei cronisti, l' imprenditore avrebbe ripetutoa chi lo ha incontrato il ritornello di sempre: «Ero nel giusto, potevano restare essere sanate dal condono». In questi anni di battaglie legali ha sempre battuto sullo stesso tasto per difendersi dagli attacchi di Comune, vigili urbani e magistratura. La scappatoia per scardinare le leggi di tutela ambientale era arrivata per legge: il condono edilizio varato dal governo Berlusconi. I lavori erano andati avanti per mesi senza che nessuno se ne accorgesse. «Le ville sono, anzi erano, incassate nella collina, mimetizzate nel verde - dice il comandante dei vigili Paolo Cappellini - e il cantiere era stato nascosto dagli alberi fronzuti e da cataste di legna altissime». Calabrese voleva farne un agriturismo, un villaggio vacanze nel parco della villa. E quando fu scoperta era tutto pronto. Ogni alloggio una targhetta, la reception, luce, acqua, termosifoni, una piscina (che non verrà demolita perché prescritta), garage, una serra e perfino un centro benessere. «Arrivò una segnalazione da parte di un cittadino - continua Cappellini - noi denunciammo l' abuso alla procura e il pm Rodrigo Merlo aprì l' inchiesta» Un procedimento per molti mesi messo in crisi dal condono targato Berlusconi. «Calabrese, pur ammettendo gli abusi - spiega l' assessore all' urbanistica Marcello Cocchi - era convinto di farla franca dichiarando di aver ultimato le case prima del 31 marzo 2003, termine ultimo per rientrare nel condono. Solo grazie alle ricerche dei vigili urbani e alle foto aeree scattate dall' Istituto Geografico Militare, i magistrati hanno dimostrato che i lavori erano finiti in epoca successiva al 22 maggio 2003». Ora, ad ordinare la demolizione è stato il tribunale di Firenze in esecuzione della sentenza di secondo grado che ha anche condannato l' imprenditore in sede penale per abuso edilizio e danni all' ambiente. Ma i guai non sono ancora finiti. Nel frattempo Calabrese è finito di nuovo sotto inchiesta per bancarotta. Così, anche la villa vicina allo sfregio non è più sua. «Finirà tutto all' asta - allarga le braccia Lorenzo Gambi, curatore fallimentare nominato dal tribunale - lui per ora ci abita perché non ha un altro posto dove andare».