La villa è ancora lassù, in via Trentani 78, a Casali di Mentana. Chiusa, sprangata, spogliata. Un guscio vuoto, silenzioso, triste. Federico Zeri, il grande critico d'arte scomparso nel '98, non è più lì tra i suoi tesori. E non ci sono neanche più molti dei suoi pezzi unici, destinati dallo stesso Zeri a varie istituzioni: il Vaticano, per le sculture di Palmira e un dipinto ligneo romano, l'Accademia di Francia per quel paio di magnifici arazzi e la testa romana che accoglievano i visitatori a Mentana, l'Accademia Carrara di Bergamo per le tante sculture disseminate dentro la villa. Ma soprattutto non c'è più la sua fototeca, quella sterminata raccolta di immagini d'opere d'arte messe insieme da Zeri, 290.100 foto spesso uniche che costituiscono la più grande raccolta esistente al mondo. Restano solo i suoi libri d'arte, 75 mila, compresa una raccolta strepitosa di cataloghi d'arte che parte dai primi del '900. In più ci sono altri 25 mila volumi di vario genere. Ma restano, a quanto pare, ancora 'per poco. La festa è altrove. Oggi a Bologna, infatti, l'università si appresta a presentare la nuova «casa Zeri», nell'ex convento di Santa Cristina in via Fondazza. E' lì che l'ateneo retto dall'ingegner Ugo Calzolari ha deciso di concentrare le foto e i libri del celebre studioso, nonché il Dipartimento di Arti Visive. Le foto sono già a Bologna e l'ateneo le sta per mettere «on line» (40 mila consultabili entro l'anno). A Mentana, invece, l'ateneo ha intenzione di destinare la villa a sede di seminari e corsi per dottorandi. Ma è così che doveva finire questa tormentata storia della «Fondazione Federico Zeri con sede in Mentana», così come recita l'intestazione dell'istituzione fondata due anni fa? «No che non doveva finire così», s'infervora il professar Fabio Roversi Monaco, il rettore di Bologna a cui Zeri aveva allora affidato il lascito delle sue cose prima di morire. Oggi il professore dirige l'Enciclopedia Italiana ed è su carta della Treccani che un anno fa stilò le sue dimissioni dalla Fondazione Zeri, di cui come rettore era stato presidente fino alla nomina del suo successore Calzolari. Roversi Monaco diceva in quella lettera: «Federico Zeri aveva fiducia nell'Università di Bologna e in me e sia l'istituzione che io demmo ufficialmente al Maestro tutte le garanzie che in Mentana sarebbe nato, nel ricordo di Zeri, un centro di studi e di cultura di alto livello. Quasi due anni fa ho consegnato all'Ateneo una Fondazione faticosamente realizzata. In quasi due anni non è stato fatto niente per Federico Zeri e niente per la città di Mentana. Eppure questo era l'impegno prioritario. L'Istituzione, tenuta in primo luogo a esprimere e a garantire la propria continuità, viene meno alla parola data e agli impegni assunti». L'ex rettore aggiunge ora: «Al suo funerale, dentro il ministero, di fronte all'allora vicepremier Veltroni e al diret tore centrale Mario Serio, io avevo con fermato che la Fondazione Zeri sarebbe cresciuta a Mentana. Nel settembre del 2000 la Fondazione fu approvata dal ministero, in ottobre io lasciai la carica di rettore e da quel momento la rotta è stata indirizzata altrove. Le foto erano state già trasportate a Bologna per l'operazione di digitalizzazione. A quel punto non restava, per chi voleva chiudere con Mentana, che trovare uno spazio a Bologna. Ed è ciò che è stato fatto contro la volontà di Zeri». «E' stato uno scippo, ho appena inviato una nuova lettera di protesta al rettore di Bologna - aggiunge ora l'assessore regionale alla cultura, Luigi Ciaramelletti - Per tre anni consecutivi abbiamo stanziato soldi per la fondazione, che non sono stati utilizzati. Noi vogliamo che la biblioteca resti lì. Ma non abbiamo la possibilità di porre vincoli. Ce l'ha il ministero dei beni culturali, ma finora è rimasto in silenzio. La città e la regione stanno perdendo qualcosa d'importante». FEDERIGO ZERI II grande critico d'arte è morto il 5 ottobre del 1998. La cerimonia funebre fu celebrata solennemente nella sala del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, dentro l'Istituto San Michele a Roma. L'allora rettore di Bologna, Fabio Roversi Monaco, parlando di fronte alle autorità guidate dal vicepremier Walter Veltroni, annunciò che il lascito umano di Zeri sarebbe restato a Mentana. IL LASCITO Nel suo testamento stilato poco prima di morire Zeri aveva lasciato all'università di Bologna «edifici, terreni, fototeca e biblioteca d'arte». Altre opere d'arte erano state invece destinate all'Accademia Carrara di Bergamo, al Vaticano e all'Accademia di Francia a Roma, al Poldi Pezzoli di Milano. L'accordo tra Zeri e l'università di Bologna prevedeva l'uso e il rafforzamento del centro di Mentana. LA FONDAZIONE Nei mesi successivi il rettore di Bologna Roversi Monaco decide di costituire una fondazione che viene approvata definitivamente dal ministero dei beni culturali nel settembre 2000. Prende il nome di «Fondazione Federicp Zeri con sede in Mentana». Il modello è la Fondazione Berenson, a Settignano, gestita dall'università di Harvard. CAMBIO DELLA GUARDIA II 31 ottobre del 2000 Roversi Monaco lascia la carica di rettore e gli subentra l'ingegner Ugo Calzolari. Nel frattempo a Bologna sonò state già trasportate le foto della grande raccolta di oltre 290 mila immagini; devono essere digitalizzate per poter essere poi immesse in rete. Ben presto questa misura, nata come temporanea e considerata reversibile, si trasforma in un orientamento globale teso a portare tutto a Bologna. LE DIMISSIONI- Fabio Roversi Monaco si dimette dal consiglio della fondazione nell'estate del 2002. Scrive che l'Ateneo non ha tenuto fede alle promesse fatte a Zeri. Altri studiosi come Salvatore Settis e Antonio Giuliano si dimettono dal comitato scientifico. La Fondazione guidata da Calzolari trova intanto una struttura in via Fondazza destinata ad accogliere l'eredità Zeri. Oggi questa sede verrà ufficializzata a Bologna