PRATO. Da est a ovest, direzione Pistoia. Uno dietro l'altro: l'ignominia dell'ex Bigagli, i giardinetti per nonni e bambini, la tragedia dell'ex Banci, l'orrore di Pratilia. E' la Declassata, la porta di Prato, il "benvenuto". E dire che l'area ex Bigagli di progetti di riqualificazione ne ha visti. E bellissimi. A partire dal Prg firmato Secchi che lì aveva individuato una zona avveniristica con una torre di 40mila metri cubi. Un po' troppi per i successivi amministratori che si sono affidati all'archistar Fuksas. Nell'ambito della trasformazione dell'ex Banci, area che avrebbe dovuto ospitare il polo espositivo, le ex officine venivano trasformate in museo, una dependance del Pecci immersa in un lago con ponti e prati all'inglese. Una meraviglia, ma irrealizzabile. Anche perchè quell'area è privata - passata di mano dall'Immobiliare Donatello a un gruppo di investitori - e i proprietari si sono affidati allo studio fiorentino Archea (è storia attuale) per la trasformazione. Un progetto che prevede la realizzazione di un albergo-grattacielo, case e uffici. Niente male era il giudizio di chi - amministratori e Urban - fino a due anni fa scommetteva su quell'area per il rilancio di Prato. Il futuro? Sconosciuto. Le Officine Bigagli hanno fatto, fino agli anni Novanta, la storia del distretto pratese. Fondata nel 1901 con una semplice stretta di mano da Amerigo Bigagli e Silvio Baroncelli, nel 1922 quella che era ancora una semplice "officina" per la realizzazione delle macchine tessili, si arricchisce di una fonderia. Nel 1948 il nome cambia: Fonderie e officine meccaniche S. Bigagli e una nuova sede in via Vincenzo da Filicaia. E' l'ultima destinazione. Cresce per tutti gli anni Ottanta. Poi inizia il declino, inarrestabile: prima i ridimensionamenti, poi i licenziamenti fino al 2005 l'anno del fallimento. Difficile, dolorosissimo. E lì la storia si ferma. C.O.