IN UN Carlo Felice in cui «non ci sono i soldi per comprare un etto di mortadella», come asserisce il sovrintendente Giovanni Pacor, i sindacati - autonomi e non solo - rifiutano l' incontro con il Cda, rinviato a lunedì prossimo per l' assenza dei sindacati nazionali e, arringati dal leader della Fials Nicola Lo Gerfo, che chiama all' occupazione del teatro, ricoprono di fischi, ironici applausi e parole grosse Marta Vincenzi, che arriva pronta a presentare, numeri alla mano, la situazione di un teatro a cui le banche non fanno più alcun credito.E oggi, primo settembre? Cosa succede se davvero non ci sono più soldi,e il teatro dovrebbe riaprire dopo le ferie? «Tutti a teatro, non possono chiuderlo, entriamo, occupiamo e ci prendiamo gli strumenti. Questi usano la cassa per poi licenziarci e chiudere il Carlo Felice. Se ne devono andare, ci vuole il commissario!», urla Lo Gerfo, motivando che non si sono rispettati i tempi corretti della convocazione, che insomma, bisogna andare al 6 settembre. La Vincenzi arriva in quel momento, e i fischi e le voci tenorili e da soprano si alzano in insulti. «Vengano pure, chi li ferma? Nessuno chiude il teatro. Ma soldi non ce ne sono, e ammesso che ci siano ancora quindici giorni per chiedere la cassa in deroga, che può diventare retroattiva da oggi, gli stipendi sono il meno - attacca più tardi Giovanni Pacor, sovrintendente - Non possiamo pagare contributi, né altri costi fissi: per questo ci sono rischi penali. Che lavorino, da fare non manca. Ma soldi non ne abbiamo, almeno ora». Ma l' incontro salta, l' auditorium, tranne per qualche iscritto alla Cgil, unica sigla disponibile, resta vuoto. Ha le lacrime agli occhi dalla rabbia e dalla delusione, Marta Vincenzi. «Sono indignata, davvero: io che sono sempre dalla parte dei lavoratori, che ho scritto ad ognuno di loro per spiegare cosa sta accadendo, ma anche cosa vogliamo fare per rilanciare il teatro, mi sento dire che vogliamo chiuderlo, questo Carlo Felice, che vogliamo fare i padroni. Ma lo sanno, cosa dicono? Ma sono nemici quelli che ti vogliono garantire mille euro almeno al mese per tre mesi, i più difficili, per rialzarci dopo, e sono amici quelli che ti tagliano il Fus e ti mandano allo sbaraglio? Ma come si fa?» E racconta: «Io, insieme all' assessore al Bilancio Miceli sono andata dal presidente della Carige Berneschi a chiedere per favore che ci mettesse a disposizione i fondi per pagare gli stipendi di luglio, perché tutte le altre banche ci hanno abbandonato. Ma adesso si è proprio nel fondo del barile; basta ricordare che già nel 2009 è stato chiesto alla Carige di coprire i debiti di gestione con anticipi sul Fus del 2011 che è stato ridotto dal ministero del 13 per cento. Ora nessuno ci concede più anticipi». Renzo Fossati, direttore di staff, si spazientisce in maniche di camicia: «Un conto sono i fatti, un altro le opinioni. Le colpe si diano a chi si vuole, ma la verità è che i soldi non ci sono e a settembre non si prendono gli stipendi. A meno che qualcuno non ci dia 8 milioni. La "cassa" serve a noi, ma serve soprattutto ai lavoratori. Dovunque i sindacati la invocano, qui la si vive come l' anticamera del licenziamento, come un affronto. Ma io insisto: tra un ingegnere e un corista, se sono dipendenti, non c' è differenza». E il ministro Bondi? «L' ho cercato, dice che è impegnato fino al 15 settembre - ribatte la Vincenzi - Vorrei proprio capire chi ha a cuore il Carlo Felice, se noi o chi è sempre indisponibile».
LIGURIA - CARLO FELICE. Al lavoro ma senza stipendio
Il teatro Carlo Felice di Genova è chiuso a causa della mancanza di fondi per pagare gli stipendi ai dipendenti. I sindacati, compresi quelli autonomi, hanno rifiutato di incontrare il Consiglio di Amministrazione (Cda) per discutere la situazione. Il leader della Fials, Nicola Lo Gerfo, ha chiamato all'occupazione del teatro e ha affermato che se non ci sono soldi, il teatro dovrebbe essere occupato. La direttrice di staff, Marta Vincenzi, ha espresso la sua delusione e rabbia per la situazione e ha chiesto ai politici di aiutarli.
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