Luciani ed il fosso Fiumetto «Quel corso d'acqua ha bisogno solo di una bella ripulita» FORTE DEI MARMI. «Nessuno deturpi il fosso Fiumetto, anche perché più di così non si può proprio». A sostenerlo (anche in questi termini paradossali) con il vigore di tanti anni fa è Luciano Luciani, padre storico della destra fortemarmina, già consigliere comunale di Forte, che interviene nelle polemiche tra il Comune e l'Ente Ville. «Lo sanno il signor sindaco e la signora Giulini com'era una volta il Fiumetto? - si chiede Luciani - Era semplicemente un fosso veramente pulito». Per Luciano Luciani, si deve dire basta «con il metter di mezzo il maestro - che, sostiene Luciani - oggi, passando dai ponti sul fosso, probabilmente tirerebbe di lungo, perché il Fiumetto è una cloaca a cielo aperto, un allevamento di topi, zanzare e ora è pure discarica di batterie d'auto. E - aggiunge Luciani - mi fermerei qui». Naturalmente il maestro citato da Luciani è Carlo Carra, il grande pittore futurista che aveva casa a Roma Imperiale e che aveva immortalato in alcune sue opere proprio il fosso della discordia. «Un Fiumetto più pulito - continua Luciani - agevolerebbe anche un più facile controllo, ma in queste condizioni possiamo dire che è un falso problema». Ed alla signora Giulini - presidentessa dell'ente Ville - «che ritiene che il Fiumetto non sia mai stato del popolo» - replica lo stesso Luciani, il quale, da sempre, abita a Roma Imperiale. «Noi di una certa età - scrive Luciano Luciani, fortemarmino doc - possiamo dire che è vero il contrario, perché sul Fosso Fiumetto si passava parte della giornata, in inverno dietro i cacciatori e nei giorni di piena con i pescatori». E Luciani ricorda anche i tempi lontani e rispondendo alla signora Giulini dice: «Forse la signora Giulini non lo saprà, ma sul Fiumetto si cacciava e si pescava, allora, senza disturbare la privacy a nessuno; dalla cascata che era all'inizio di via Venti Settembre si facevano i tuffi e per noi, che giocavamo al calcio, beh, quella era la nostra doccia!». Altri tempi, in effetti, che poco dicono oggi. Aggiunge però Luciani, che «Quando poi riuscivamo a prendere il chiattino di Fedè, che lo lasciava incustodito al ponte di via Raffaelli, si navigava fino a Fiumetto, cercando di riportarlo al suo attracco senza che il proprietario se ne accorgesse, o quasi». «Cosa ci vuol dunque suggerire la signora Giulini? Che per la privacy bisogna tenerlo così? - aggiunge Luciani, il quale precisa - La verità è un'altra ed è quella che le autorità di allora il fosso lo facevano tenere pulito in barba alla privacy, e allora sì che un grande pittore come Carrà poteva dipingere le opere che ci ha lasciato». «Il fosso, cara signora Giulini, - conclude Luciani nella sua disamina - va ripulito, facendo tabula rasa per tutto il suo alveo, lasciando da parte le alchimie: quelle del sindaco, della Soprintendenza ai Beni Artistici e del Consorzio di Bonifica». R.F.