«Questa vocazione di Bologna al contemporaneo, almeno stando a questi dati, mi sorprende», dice Flavio Favelli, artista, e protagonista della scena che da qui spazia verso lItalia. Favelli, come spiega il sorpasso? «In parte, può essere un fatto logistico. A me piaceva molto la sede della vecchia Gam, ma in Italia cè un vizio che fa dimenticare un museo se è a più dun chilometro dal centro storico. Poi, però, negli ultimi anni i media sono sempre più interessati allarte contemporanea, non fossaltro per le polemiche che suscita». Bologna ha 100 mila universitari. Conta? «Certo, visto che è ritenuta una città di formazione, benchè ciò valga di più, per me, per la musica e il teatro». In autunno il Cavaticcio completerà la Manifattura delle Arti. Lei come vive questo polo tutto dedicato al contemporaneo? «Mi piace il tessuto che sè creato nella zona, e soprattutto le giovani gallerie che hanno aperto». Lei è autore di un intervento alla Certosa e di uninstallazione per Ustica in Piazza Maggiore. La città come li ha accolti? «Direi bene, Ustica in particolare. In generale, è sempre difficile quando larte sincontra, o scontra, con un tema come la morte. Ecco perchè anche un museo come quello di Ustica può esser difficile da comunicare: grande opera dun grande artista, ma vi incombe il ricordo delle vittime e della tragedia irrisolta». (f. par.)