Aperta uninchiesta sul rogo alla chiesa della Salute. Lievi i danni per il Tiziano. I vigili del fuoco: durante i lavori minori garanzie di sicurezza ROMA - Lacqua sparata domenica notte dai vigili del fuoco di Venezia per spegnere lincendio nella sacrestia della basilica della Salute «non ha provocato danni irreparabili al capolavoro di Tiziano con Davide e Golia», ha assicurato il soprintendente Vittorio Sgarbi. Ma se la tela di metà Cinquecento (di recente restaurata e rifoderata) ha retto tutto sommato bene al getto dei pompieri, non si spengono le polemiche per il pericolo che le opere corrono ogni volta che un edificio è interessato da lavori. Che sia teatro, museo o chiesa in restauro. «Quando cè un cantiere in corso, il rischio di incendi aumenta perché gli standard di sicurezza sono meno rigidi. Vengono abbassati perché, altrimenti, non si potrebbero realizzare ristrutturazioni» spiegano i vertici dei vigili del fuoco. Le fiamme laltra notte a Venezia si sono sviluppate proprio nellarea del cantiere del seminario confinante con la sacrestia della Salute. E sulle cause dellincidente ieri il pm Rita Ugolini ha aperto un fascicolo dinchiesta dopo il sopralluogo con il procuratore capo Carlo Mastelloni. I protocolli antincendio sono gli stessi, severissimi, per musei e per palazzi storici. Ma quando ci sono i "lavori in corso" la scintilla può brillare in ogni momento, soprattutto di notte: per un guasto al generatore, per imprudenza degli operai o per il gesto criminale di impresari in ritardo con la consegna del lavoro. È quanto accadde nel 1996 quando il teatro della Fenice di Venezia bruciò come un fiammifero per colpa di un elettricista piromane. Lanno dopo, nella notte tra l11 e il 12 aprile, fu invece un corto circuito tra i ponteggi di restauro a mandare in cenere il capolavoro seicentesco del Guarini che a Torino conserva la Sindone. E il focolaio dellincendio che nel 2008 ha distrutto il torrione sud-est, con tanto di preziosi arredi, del castello sabaudo di Moncalieri, è partito ancora una volta tra le strutture di una ristrutturazione in corso. Come è accaduto alla nave Cutty Sark, il clipper inglese del 1869 bruciato nel 2007 a Greenwich. Lacqua che ha spento lincendio di Venezia è bandita dalle sale dei musei. «Farebbe più danni del fumo» spiega Antonio Natali, direttore degli Uffizi di Firenze, museo attualmente interessato da diversi cantieri. «In ogni sala abbiamo gli estintori ma ci sono soprattutto i custodi, e quelli specializzati che formano la squadra antincendio» aggiunge. Sensori scattano a ogni minimo accenno di fumo o di surriscaldamento. «Lunica arma - insiste Natali - è la prevenzione. E quando cè un cantiere in corso, i nostri tecnici della sicurezza si sentono in continuazione con i colleghi dellimpresa appaltatrice per ridurre al minimo i rischi». Per il direttore dei Capitolini di Roma, Claudio Parisi Presicce, «importante è anche il ruolo che svolgono le porte antipanico, poiché isolano lambiente interessato dalle fiamme, e poi cè il monitoraggio della sala video che viene in aiuto dellocchio umano». E i cantieri? «Finiti i lavori, anche piccoli, come lapertura di una porta, i vigili del fuoco fanno un sopralluogo e rilasciano un nuovo certificato antincendio», aggiunge larcheologo. È la patente che fornisce il Viminale per far dormire sogni tranquilli ai direttori delle collezioni darte. Ma molto spesso i vigili del fuoco sono costretti a rilasciarne una temporanea. E a rinnovarla di anno in anno. Sarebbero diversi, infatti, i musei che non si sono ancora messi in regola con la legge contro il pericolo incendi.