Da Andrea Chenier a Boheme, ogni rappresentazione è un salasso Il capolavoro di Puccini è costato 865 mila euro e ne ha incassati 450 mila Funziona solo il Rigoletto "al risparmio". Ma pessimo LACRIME in scena, lacrime soprattutto in cassa. Povera Mimì, figuriamoci i poveri cassieri e contabili del Carlo Felice. Capisaldi del melodramma ed opere sperimentali, pari sono al momento dei conti: alcuni dati riportati nella relazione svolta dagli analisti della Deloitte sugli allestimenti del Carlo Felice nelle ultime due stagioni quindi nel periodo in cui ha operato il commissario Giuseppe Ferrazza hanno dato risultati sconcertanti. Vero che non ci si illude che unopera lirica, con i costi di allestimento, cast e direzione, possa essere coperta integralmente dai biglietti venduti. Però gli squilibri sono forti, troppo forti. E raccontano molto di come si siano accumulati i debiti del Carlo Felice. Prendendo in considerazione il cartellone 2009, lopera più costosa è risultata "Andrea Chenier": 911 mila euro circa (per sette recite) a fronte di 359 mila euro circa di incassi con un passivo di oltre 550 mila euro. Ha funzionato meglio limmortale e popolare "Rigoletto" (dieci repliche): 371 mila circa i costi, 431 mila i ricavi. Ma il livello qualitativo di questo allestimento, come tutti gli abbonati ricorderanno, è stato davvero basso. Lequazione "opera popolare uguale maggiori entrate" non funziona se non si controllano anche le uscite. Se infatti si prende in esame "Arianna a Nasso" splendida opera di Richard Strauss allestita in collaborazione con lOpera di Atene guidata proprio dallattuale sovrintendente genovese Giovanni Pacor - i conti sono certamente salati: sei recite, 536 mila euro di spese contro 168 mila euro di incassi con una perdita di 368 mila euro. Ma se si guarda alla "Bohème" del 2008 (direttore Daniel Oren, la bacchetta più pagata dal Carlo Felice in quellanno) i dati sono altrettanto alti: otto recite, 865 mila euro di costi, 452 mila i ricavi con un passivo di 412 mila euro. E anche un altro Puccini è stato particolarmente oneroso: "Manon Lescaut" (sette recite, ancora Oren sul podio) è costata 795 mila euro e ha incassato 365 mila euro. Si possono provare alcune deduzioni. Il "pareggio" fra Puccini e Strauss in quanto ai costi dimostra che indipendentemente dalla popolarità del titolo occorre controllare con molta attenzione le uscite, in termini di allestimenti scenici e di ingaggi del cast, del direttore e del regista. In tanta disperazione, un elemento di speranza: da domani riprende la campagna Abbonamenti per la Stagione 20102011 della Gog, la Giovine Orchestra Genovese. Il costo è di 400 euro per il primo settore, 330 per il secondo, 240 euro la galleria. Da lunedì 27 settembre si potranno acquistare biglietti per tutti i concerti; lindirizzo è quello della sede Gog in galleria Mazzini 11a dal lunedì al venerdì tra le 120 e le 16. Che la sinfonica ci consoli, insomma.