LUCCA. Ma il Pd è davvero pronto a presentarsi alle elezioni con un programma di governo, se l'esperienza della giunta Favilla fosse davvero giunta al capolinea? L'opposizione di centrosinistra non risparmia critiche alla gestione del sindaco: ne contesta le scelte per l'urbanistica, la cultura, la scuola, il traffico, le società partecipate. E si potrebbe continuare a lungo. Ma se criticare è semplice e, a volte, scontato, più difficile indicare ricette realizzabili per la soluzione dei problemi. Proviamo allora a far capire quali sono le proposte alternative in questa intervista al capogruppo del Pd in consiglio comunale, Alessandro Tambellini. Prima di rispondere alle domande, Tambellini ritiene necessario fare una premessa: «Il centrodestra ha fallito due volte: prima con Fazzi ed ora con Favilla. La città - dice - deve interrogarsi sui motivi che hanno portato a questo doppio fallimento politico. Così come deve interrogarsi sul fatto che negli ultimi dieci anni su Lucca è calata ogni sorta di interesse esterno, dalle grandi compagnie di servizio pubblico ai grandi immobiliaristi chiamati dalle opportunità offerte dal regolamento urbanistico e dai contatti politici aperti dal centrodestra. Altro che difesa della "lucchesità". La città è stata luogo aperto di conquista, e spesso con modalità assai poco chiare. Dopo quel che è avvenuto e avviene, l'appello è alle forze vive che hanno a cuore le sorti e il futuro di Lucca, perché insieme alle forze politiche che in questi anni si sono battute per contrastare la deriva siano capaci di assumere il compito e l'onere del cambiamento. L'obiettivo è quello di far in modo che questa città sia di chi la vive: di tutti, dai giovani agli anziani, dalle casalinghe agli imprenditori, dagli operai ai professionisti, colmando il solco che oggi separa i cittadini dal governo locale». L'urbanistica è nel caos. I grandi piani attuativi non vanno avanti, le licenze per piccoli interventi sono di fatto bloccate e c'è il rischio che cittadini in attesa di permessi su terreni edificabili si vedano scippare il diritto a favore di zone dove già si è superato il tetto di edificabilità. Come si esce da questa situazione? «Nel caso, assai probabile, che Favilla non riesca a far passare la variante, non gli resterà che porre tutto il sistema in salvaguardia fino all'adozione del nuovo piano strutturale e del nuovo regolamento urbanistico. Non credo infatti che, accertato il superamento delle quantità, dopo la sospensione di 10 mesi delle regole urbanistiche e dopo non aver modificato di una virgola l'esistente nonostante la relazione di monitoraggio, il Comune possa continuare a rilasciare licenze. Dal 2007 noi avremmo iniziato la procedura per modificare il regolamento: verosimilmente in 10 mesi avremmo ridato certezze all'intero sistema. Riteniamo che sia giunto il momento di pensare alla qualità dell'urbanistica, invece che alla quantità. Dopo gli anni della grande e dissennata edificazione, bisogna puntare sul recupero e sul concreto miglioramento della vita nei quartieri». Il turismo è la seconda, se non la prima, economia della città. Eppure poco o si fa per valorizzare risorse di richiamo mondiale come Puccini e le Mura, o attrattive importanti come l'antiquariato. La politica culturale è davvero inadeguata, come farebbe il Pd a invertire la tendenza? «Rispondo con un paradosso: Lucca sarà nel futuro tanto attraente per i turisti quanto più resterà attraente per i lucchesi. Mi spiego: solo se la città resterà vissuta nel profondo dai suoi abitanti, sarà veramente di attrattiva per il turismo. Ecco perchè ci siamo battuti, inutilmente, per un piano del commercio che avesse attenzione per i negozi storici e per le tradizioni. Crediamo inoltre che il punto di forza di Lucca sia il suo contesto urbano, erede delle funzioni di una capitale, ancorché piccola. Puccini è parte integrante della identità culturale della città: è così avveniristico pensare un festival internazionale della nuova opera lirica intitolato al maestro? L'abbandono in cui versano alcune parti della città, Mura comprese, e del suo territorio nuocciono gravemente all'immagine che cerchiamo di accreditare nelle fiere del turismo. La città deve saper offrire servizi utili al turista, di grande qualità (si è mai ragionato sul ruolo dei nostri prodotti locali?) al giusto prezzo». In campagna elettorale erano stati promessi parcheggi gratis e posti riservati per i residenti del centro. In realtà la giunta ha finora operato in senso opposto. Il Pd cosa propone? «Nel centro i permessi sono molti di più degli stalli, tanto che i vigili possono sbizzarrirsi con le auto fuori posto. La ricognizione della disponibilità delle piazzole deve essere compiuta quartiere per quartiere e i posti debbono essere assegnati settore per settore, in modo da evitare ai residenti dannosi giri a vuoto. Anche in ragione della necessità riconosciuta di aumentare il numero dei residenti, con conseguente bisogno di altri posti, sono da ipotizzare soluzioni mai tentate a Lucca, ma largamente praticate altrove. È così impossibile ipotizzare parcheggi interrati in aree da individuare, a servizio sia degli abitanti del centro storico sia di chi al centro vuole accedere, nel pieno rispetto della struttura storica della città? Ma i parcheggi sono un nervo scoperto anche all'esterno. Non esistono più stalli liberi oltre le Mura e non è stato costruito un solo parcheggio a servizio delle periferie e delle frazioni. Penso ad esempio al caso clamoroso di Sant'Anna, nella zona in prossimità della chiesa, dove la richiesta di stalli è almeno tripla rispetto alle disponibilità». Sempre nel programma elettorale si trova l'impegno di riportare le società partecipate sotto il controllo del consiglio comunale. Così non è stato. Cosa ritiene si dovrebbe fare? «Le società partecipate sono diventate, spesso, la camera di compensazione di cui il sistema politico si serve per la sopravvivenza di tutte le sue articolazioni. Si dimentica che per legge il Comune ha l'obbligo di mantenere solo quel che è strategico per l'offerta dei servizi istituzionali. Quindi bisogna tenere ciò che serve ed è realmente utile ed eliminare quello che può essere fatto meglio da altri soggetti, diversi dall'ente pubblico. Lucca Fiere e Congressi è un caso di scuola. Prima si fa nascere la società dal ventre di Polo Fiere e Tecnologia, si crea una struttura direzionale che non produce alcunché: quindi si riporta tutto dentro la società madre, compresi i contratti di lavoro e consulenza finora disinvoltamente sottoscritti dalla società figlia. E come nella parabola del figliol prodigo, Favilla ordina alla Holding di versare 450 mila Euro a copertura delle perdite di Lucca Fiere e Congressi. Situazioni del genere se hanno fatto comodo al sindaco per avere a disposizione posti da contrattare con la sua maggioranza, hanno fatto assai meno comodo alla città. La trasparenza viene prima di tutto: il controllo deve tornare subito al consiglio comunale». Le scuole hanno problemi enormi, non solo per le condizioni degli edifici, ma anche per il numero dei posti, in particolare per asili nido e materne. Quale alternativa ci può essere? «Gli istituti che per statuto sono di supporto alle amministrazioni pubbliche (penso alle fondazioni bancarie, tanto per capirci) nel caso si mettesse a punto un piano per il recupero del patrimonio scolatico, concordato tra Comune e Provincia, non si tirerebbero indietro dal fare la loro parte. Solo l'offerta di validi supporti alla famiglia costituisce la vera politica a sostegno». Altro impegno rimasto sulla carta è la ristrutturazione del mercato del Carmine. Qual è la vostra ricetta per non farlo morire e, anzi, rilanciarlo? «Il Carmine deve in primo luogo restare quel che è stato: il mercato della città. E così impossibile pensare di portare anche al Carmine la cosiddetta "filiera corta"? E perché non può diventare la vetrina dei prodotti di eccellenza dell'intero territorio? Complementari al mercato, visti gli spazi, potranno essere altre attività, privilegiando chiaramente il commercio, ma non escludendo il resto. Siamo sicuri che un sistema del genere non garantisca ritorni tali da consentire al Comune, magari in concorso coi privati, il restauro dell'intera area, senza affidamenti trentennali ad altri soggetti che renderebbero un'area fondamentale del centro storico indisponibile a correzioni o variazioni funzionali?».