Nel libro Architettura e città. Scritti su Messina, Francesco Cardullo - professore di Composizione architettonica a Reggio Calabria - raccoglie interventi scritti a partire dal 1976 sullarchitettura messinese e il suo sviluppo nel Novecento, e quindi sui modi in cui la città viene vissuta e governata. Negli anni '20 del secolo breve Messina aspirava a essere una città razionale. Distrutta dal terremoto del 1908, ricostruita a partire dal Piano dellingegnere Luigi Borzì, era pensata allinterno di regole urbane e moderne infrastrutture. Larchitettura si presentava come il filo conduttore per unetica del servizio collettivo, pronta a elaborare il progetto di una città migliore: fatalmente si è però scontrata con larroganza di un potere esercitato in maniera discrezionale, che fa ricadere sulla collettività il progressivo disfacimento di ogni cultura civile. Il risultato è un territorio imbruttito, Messina appare «in-definibile, ir-razionale, de-strutturata, de-formata». Le denunce di trentanni fa sono rimaste dolorosamente attuali, ancora documentano il fallimento della cultura urbanistica italiana che nella città sullo Stretto ha il suo inglorioso banco di prova. Nei saggi di Cardullo, Messina è da ripensare tornando allingegnere Borzì: al suo profilo di una città dove le architetture pubbliche e private sono tenute assieme da un tessuto connettivo fatto di strade, marciapiedi, piazze e giardini che avevano forma e qualità urbane.