Ammissione di Broccoli: «Troppi reperti, bisogna fermarsi. Gli archeologi? Lavorino negli archivi dei musei» «In questo periodo di crisi, è meglio che a Roma non si scavi più. Un nuovo sito archeologico è un vuoto a perdere. Devi scavarlo, consolidarlo e poi tenerlo aperto con custodi e impiegati che lo gestiscano. Non ce lo possiamo più permettere». Questa amara considerazione non viene da un economista preoccupato del bilancio cittadino, ben da Umberto Broccoli, l'archeologo che da due anni è responsabile dell'intero patrimonio culturale capitolino. Con un piglio manageriale che a piazza Lovatelli non si era mai visto, il dirigente porta avanti una campagna già in passato molto impopolare: meglio tirar fuori e valorizzare quei reperti sepolti negli scaffali dei magazzini, piuttosto che portare alla luce nuove scoperte, che si trasformano in un peso per l'amministrazione. «La febbre degli scavi negli anni 80», continua il sovraintendente, «ha lasciato dietro di sé una serie di situazioni problematiche, alle quali oggi è quasi impossibile fare fronte». Uno di questi è l'area archeologica all'interno di Villa Gordiani dove la vegetazione soffoca gli importanti resti del mausoleo e della villa che ospitò ben tre imperatori del terzo secolo dopo Cristo. Nel bilancio ora non c'è posto per la cura di questo sito periferico) la cui situazione è destinata ad aggravarsi in mancanza di provvedimenti immediati.