La vicenda finisce a teatro La Rimini di Amacord nel capolavoro felliniano rimane intatta per bellezza, struggente nostalgia e poesia. Nella realtà è stato un luogo un po' meno idilliaco per il grande Federico. Soprattutto oggi, nel conservarne la memoria e l'eredità artistica. La vicenda della Fondazione Fellini ne è una cruda testimonianza: la stanno seppellendo mancanza di fondi, accumulo di debiti, continue e infinite querelle giudiziarie. E poi, una casa che doveva essere donata al maestro e mai lo fu concretamente, persino un terreno da lui acquistato e infine requisito dal Comune. Questo capitolo non proprio sereno tra Fellini e la sua città si è trasformato in uno spettacolo teatrale messo in scena proprio al Meeting di Rimini, una commedia di Bruno Sacchini, sulla casina del Porto , che racconta appunto la storia di quella ormai famosa casa che doveva essere donata a Fellini e in realtà lui mai ricevette in dono. Un po' farsa, un po' commedia, con un retrogusto amarognolo, anzi una pochade , come dice l'autore, nel classico stile alla francese, in cui si immagina che Fellini piombi in città insieme alla moglie Giulietta per reclamare quella benedetta casa, e che è piaciuta molto al pubblico della kermesse riminese. Adesso, però, spunta una storia forse ancora più paradossale, raccontata anche dal quotidiano La Voce di Romagna e basata sulla testimonianza diretta dell'architetto Oscar Mussoni. Nel 1960 il regista acquistò mille metri quadrati di terreno nella zona dell'attuale stadio del baseball, con l'intenzione di costruirci una casa, «non di lusso», come si legge nell'atto notarile. Poi quell'edificio non fu mai costruito perché a Fellini il posto, in verità non piaceva per niente. Nel libro Fare un film lo stesso Fellini descrive quel terreno come «un posto, che, a vederlo, sembrava fatto apposta per un omicidio di prostitute». In ogni caso, nel 1987 venne deciso di costruire un depuratore proprio in quella zona e nel 1992 il Comune inviò la lettera d'esproprio a Fellini, esproprio e a un anno prima della morte del maestro. E c'è da ricordare anche la sconcertante vicenda della Fondazione Fellini. Debiti a valanga, il Museo dedicato al regista che apre al pubblico solo il sabato e la domenica, e rimane sbarrato negli altri giorni - e d'estate molti turisti bussano invano alla porta desolatamente chiusa. In attesa di sapere che fine farà anche il Premio Fellini. Mentre il cda della Fondazione, nominato solo nel luglio scorso, sta già cominciando a perdere pezzi. Che succederà? Ci si attende qualche novità la prossima settimana, mentre prende quota la proposta di una gestione forte affidata al semiologo Paolo Fabbri. Ma è difficile immaginare se sarà davvero il momento della svolta o se si aprirà un ennesimo, contorto capitolo di questa poco edificante saga. Qualcosa di paradossale, di stralunato e forse, proprio per questo, non sarebbe dispiaciuto al grande regista e lui, per primo, ne avrebbe tratto qualche spunto da far rivivere in un suo film.