A Firenze tira finalmente un'aria nuova. L'autentica voglia di cambiare che brucia in Matteo Renzi si sta facendo strategia: una strategia, come ha scritto Francesco Colonna su queste pagine (Corriere Fiorentino, 22 agosto) che mira a restituire ai fiorentini il loro amor proprio. Ora, se in questa strategia c'è un punto debole esso sembra annidarsi proprio nel rapporto con la cultura, in particolare nel rapporto con la cruciale identità artistica di Firenze: e la «battaglia del David» ha reso evidentissima questa fragilità. La politica dei beni culturali del ministero Berlusconi-Tremonti-Bondi gira su due cardini: monetizzazione sfrenata e devoluzione regionale del patrimonio artistico. Ebbene, dal giovane sindaco democratico di Firenze sarebbe stato lecito attendersi una vera alternativa a questa linea: e, invece, rivendicando la proprietà materiale del David e la sua rendita annuale, egli ha accettato di muoversi proprio su quel terreno. In altre parole, il conflitto con Bondi rischia di essere condotto in nome di interessi diversi, non di diversi valori. Da fiorentino, da storico dell'arte e (se posso) da coetaneo di Matteo Renzi penso che recuperare un sano amor proprio civico significa invece proporre a tutto il Paese un modello alternativo di rapporto con l'arte del passato. La Firenze di oggi potrebbe tornare a mostrare all'Italia e al mondo «a cosa serve» davvero quell'arte, divenuta un feticcio turistico ormai del tutto inerte sul piano culturale e morale. Uno dei motivi per cui non riusciamo nemmeno a capire perché il David è bello, è che la sua fruizione è confinata in una dimensione totalmente soggettiva e privata. Ma nella tradizione italiana, e prima ancora in quella fiorentina, l'arte figurativa non è mai stata un'evasione nella neutralità morale dell'estetica: almeno quanto la letteratura, l'arte ha invece strutturato e rappresentato il pensiero e l'identità civile del nostro Paese. Chi passeggia per Piazza della Signoria avverte che la bellezza che lo circonda è inseparabile dal senso di cittadinanza, di giustizia e di vita morale che quasi informano ogni pietra e ogni statua. E il discorso sull'arte è sempre stato un discorso sull'identità della comunità, non sul «divertimento» dei singoli: un'altissima linea plurisecolare che è sfociata nella Costituzione, grazie alla quale la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Se il ministro Bondi punta sul David (è di pochi mesi fa l'infelice campagna pubblicitaria che lo mostrava sollevato in volo da alcuni elicotteri, con la scritta «se non lo visiti, lo portiamo via»), ci si aspetterebbe che Renzi non si concentrasse sulla stessa icona, ma parlasse del tessuto diffuso, coeso e unitario che le dà senso. Se Bondi parla di rendite, ci si aspetterebbe che Renzi parlasse di significati profondi, superando il concetto ambiguo e pericoloso di «bene culturale» e recuperando quello di «opera d'arte», che non serve a fare qualcosa (a produrre una rendita) ma ad essere e a diventare qualcosa (più umani, più civili e, magari, anche più felici). Se Bondi consente lo smembramento del patrimonio (e dunque dell'identità) nazionale, ci si aspetterebbe che Renzi rivendicasse proprio la dimensione statale del David, non la sua «fiorentinità». Naturalmente ci non vuoi dire non curarsi di governare concretamente il turismo, e le sue conseguenze buone e cattive: e in questo senso è giusto lottare per una legge speciale per Firenze. Ma ci vuole un progetto culturale (spirituale, starei per dire) che vada oltre la gestione della rendita del passato, e abbia la fantasia di immaginare un futuro in cui il passato non è un inerte giacimento da sfruttare, ma una viva forza morale offerta all'Italia e al mondo. «Il David ai fiorentini» è un (discutibile) messaggio alla pancia della città: è ormai tempo che altri, pi alti, messaggi giungano a rimetterne in moto il cuore e la mente.
Bondi, Renzi e i mali culturali: l'arte non serve a diventare ricchi
Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha accettato di muoversi su un terreno che potrebbe essere considerato debole nella sua strategia di cambiamento. La politica dei beni culturali del ministero Berlusconi-Tremonti-Bondi gira su due cardini: la monetizzazione sfrenata e la devoluzione regionale del patrimonio artistico. Il David, un'opera d'arte fiorentina, è stato oggetto di una battaglia tra il ministro Bondi e il sindaco Renzi. Il David è stato rivendicato come proprietà materiale e la sua rendita annuale, ma ciò potrebbe essere visto come un conflitto di interessi diversi.
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