Nel dibattito a più voci aperto dallaccorato appello di Clemente per la memoria di San Salvi, su La Repubblica è apparsa la notizia di un piano. Per salvarle dalla muffa, le cartelle cliniche del manicomio verranno portate via da San Salvi: una parte andrà allArchivio di Stato e unaltra in un deposito Asl, a Cascina. Domanda: è proprio necessario? Davvero non si può trovare, nella vasta struttura a villaggio del manicomio, per il suo archivio istituito nel 1866, una collocazione alternativa allo scantinato umido in cui è stato spostato da circa un anno? LArchivio di Stato offre massime garanzie agli studiosi. Ma se si vuole salvare la memoria di San Salvi per la città, come tutti ribadiscono, se si vuole riqualificare larea "in modo che la trasformazione non sia perdita", come ha ben scritto il direttore del Dsm, allora il piano appena annunciato pare andare nella direzione opposta. Trasferire il fondo archivistico, dividerlo in sedi distanti, sradicarlo, significa svalorizzare un patrimonio unitario. Per larea di San Salvi sarebbe un ulteriore impoverimento, non lauspicato rilancio. Le carte del manicomio stanno adesso nella palazzina fatiscente in cui si trova, in sofferenza, anche la sua Biblioteca fondata nel 1914. Si dovrebbe forse 'salvarla portandone via libri e riviste in altre biblioteche e locali, un po qua un po là? Lidea è stata già ventilata, da qualcuno. E respinta da tutti, almeno finora. No grazie. Restauriamo gli spazi, piuttosto, facciamo funzionare la Chiarugi come in anni non lontani. Non facciamola morire di stenti, senza mezzi e personale adeguato, per poi dire che ormai, poco frequentata, tanto vale... Di come valorizzare il patrimonio culturale nei luoghi della follia, si è iniziato a parlare ovunque in Italia poco dopo la legge 180. Specie grazie agli psichiatri del rinnovamento. A Trieste larchivio venne fatto riordinare da Basaglia. A Firenze, Pellicanò e Micheli si sono adoperati per un "Piano di sistemazione del patrimonio archivistico e librario", con la Asl, la Regione, la Sovrintendenza. Da loro coinvolta come esperta di storia della psichiatria, ci ho lavorato. Lintento era di costituire un Archivio storico della salute mentale di adulti e minori a Firenze. Oltre al manicomio, la clinica psichiatrica che fino al 1972 svolgeva losservazione dei malati da ricoverare o no a San Salvi, il vicino lUmberto I sorto nel 1899 per curare i "bambini tardivi", e infine i servizi di salute mentale. Si è fatto molto. Anche un censimento delle carte della psichiatria cittadina, disseminate in già troppi spostamenti persino fuori Comune. A San Salvi, negli ex padiglioni abbandonati era stata scaricata una massa enorme di documenti. In scatoloni, su scaffali, sparsi per terra (non le cartelle cliniche, chiuse al sicuro). In un disordine così inimmaginabile, che labbiamo fotografato. Non solo dalla muffa, ma da calcinacci, acqua e quantaltro, larchivio della follia lavevamo già salvato, allora. Anche se non è mai stato aperto, salvo permessi concessi di volta in volta. Sono rimasta basita anchio, a ritornarci dopo qualche anno. Tre passi avanti e due indietro, o viceversa. E ogni volta la sensazione di dover ricominciare come da zero. Progetti caduti nel dimenticatoio, risultati faticosamente raggiunti poi vanificati da improvvise soluzioni eternamente temporanee, per emergenze varie, costano comunque soldi e lavoro. Serve una visione complessiva. Oggi cè da sperare che latteso Piano strutturale del Comune su San Salvi tenga conto di risorse e competenze che esistono - forse dovrebbero dialogare di più e meglio fra loro-, di esigenze da tempo irrisolte. Rimane il problema di trovare spazi adeguati per la biblioteca e per larchivio nei luoghi cui appartengono. E stato fatto allestero, qui ha ricordato Lorenzi. E a Roma, a Reggio Emilia, a Bologna, a Trieste, in tante città, proprio doverano le antiche istituzioni di ricovero. A Firenze ne abbiamo esempi riuscitissimi. I brefotrofi per i bambini abbandonati sono stati chiusi come i manicomi. Oggi lo Spedale deglInnocenti è un Istituto con moderni servizi che funziona anche da centro culturale internazionale. E ha lì tutto il suo archivio storico, dove vengono studenti e studiosi da tutto il mondo. A San Salvi ci sono già risorse e nuove potenzialità. Accanto alla Chiarugi, altre due biblioteche specializzate della Asl. E da poco cè la Biblioteca Umanistica di Psicologia, che ha offerto alla ASL concreta disponibilità affinché il Fondo storico librario sia riaperto e larchivio messo al sicuro in attesa della ristrutturazione. Al rilancio culturale dellarea possono ben contribuire il Dipartimento e la vicina Facoltà di Psicologia, che ha moltissimi studenti. Dato che ci insegno, concordo con quanto osservava Caneschi: i giovani interessati allo sviluppo delle scienze psichiche lo sono anche alle loro radici. Spetta a noi avvicinarceli, senza ideologismi. Gli interessi comuni ci sono, le collaborazioni si possono consolidare ed allargare. Intanto, nellex Padiglione 26 dove adesso sta Psicologia, si discuteranno libri freschi di stampa, e si terranno in mostra quelli antichi, con documenti e foto depoca, tratti dagli archivi dellAteneo e della Asl, a raccontare storie poco note della psicologia e della psichiatria fiorentina durante il fascismo. La cittadinanza è invitata. Per un mese a "Ottobre Piovono i Libri" fino al 25 novembre, che è la giornata della memoria. Lautrice è professore di storia contemporanea nellUniversità di Firenze
FIRENZE - San Salvi, smembrare vuol dire impoverire
Un articolo di giornale discute il piano per trasferire le cartelle cliniche del manicomio di San Salvi a un deposito Asl a Cascina. L'autrice sostiene che questo piano non è necessario e che il manicomio potrebbe essere valorizzato come luogo di cultura e ricordo. Lei ha lavorato con gli psichiatri del rinnovamento per creare un archivio storico della salute mentale a Firenze e ha visto come i manicomi potrebbero essere trasformati in centri culturali. L'autrice sostiene che il manicomio di San Salvi ha un patrimonio culturale importante, comprese la biblioteca e larchivio, che potrebbero essere valorizzati. Lei propone di restaurare gli spazi del manicomio e di creare un centro culturale che funzioni come un museo.
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