Il Pd: in periferia troppe incompiute. Le imprese: si faccia presto Serve una legge per dare impulso al settore: potere decisionale agli enti locali, regole su risparmio di energia e territorio I nuovi complessi vanno realizzati con criteri ecologici e senza eludere i problemi di chi chiede di uscire dal degrado Demolire e ricostruire è unidea coraggiosa ma con aree verdi aperte ai cittadini e forte controllo istituzionale Quel che è certo è che il sindaco non ha mantenuto la promessa fatta prima del voto di riqualificare i quartieri degradati ILARIA CARRA Può essere unoccasione da non sprecare, se rivolta a zone dove serve davvero. Non diventi, però, il pretesto per aprire il campo a operazioni speculative. Su demolire per poi ricostruire pezzi di quartieri troppo degradati, principio base del progetto del Comune che potrebbe partire dal Giambellino-Lorenteggio, lopposizione politica e gli ambientalisti non fanno barricate. Si accende il dibattito sullipotesi di replicare anche a Milano la via romana di Tor Bella Monaca di Alemanno, sulla quale «non cè alcun progetto allo studio», avverte il sindaco Letizia Moratti, ma «situazioni che potrebbero richiedere interventi di questo tipo, in fase di verifica da parte degli assessori competenti». Buttare giù ecomostri e caseggiati fatiscenti può non essere una cattiva idea, è un po il sentimento diffuso. Con alcuni distinguo, però. Il Pd sottolinea la necessità di rispettare le regole in uneventuale ricostruzione: «Se si vuole realizzare un sacco immobiliare non saremo mai daccordo», punta i piedi Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd a Palazzo Marino. Che poi attacca: «Non è con ledilizia che si combatte il degrado nelle periferie: prima di demolire e ricostruire occorre concludere piani di riqualificazione avviati e mai completati, uno su tutti il progetto di Renzo Piano per Ponte Lambro». Cè anche una critica politica: «Salvo piccoli interventi, a pochi mesi dalle elezioni la giunta Moratti eviti di imbarcarsi in progetti che non saprà gestire: di danni ne ha fatti già troppi». Che «gli spazi contino nel tipo di relazione che si instaura tra le persone» è convinta Milly Moratti: «Demolire e ricostruire è unidea coraggiosa che condivido - sostiene il consigliere di Milano civica - ma bisogna ragionare su come, poi, si ricostruisce: le case popolari degli anni '30 erano concepite con vari spazi comuni e il modello è questo, con aree verdi aperte al quartiere. Però un forte controllo istituzionale è fondamentale, per combattere il rischio di speculazione». Per gli ambientalisti, poi, abbattere e rifare è talvolta una scelta obbligata e persino virtuosa, in certi casi: «Un programma di sostituzione edilizia è necessario a Milano - afferma il presidente lombardo di Legambiente, Damiano Di Simine - limportante, però, è che la ricostruzione avvenga con criteri ecologici e non sia un modo per eludere i problemi dei quartieri che, di fatto, reclamano interventi di riscatto dal degrado». Entusiaste dellidea, naturalmente, le piccole e medie impresi edili riunite nellAniem (aderente alla Confapi) che, in tempi di magra, nelloperazione intravedono una sostanziosa occasione di rilancio economico. «Rifare le città togliendo le brutture ha unimportante funzione sociale ed economica - commenta Dino Piacentini, presidente nazionale dellAniem - gli interventi di ricostruzione sarebbero un toccasana per lattività edilizia: serve subito una legge urbanistica che dia impulso al settore, consentendo agli amministratori locali di decidere sulle singole realtà ma con alcune condizioni, dal risparmio energetico allo sviluppo verticale per non consumare ulteriore territorio». Nel dibattito interviene anche Giuliano Pisapia, candidato alle primarie del centrosinistra per le comunali, che attacca: «Una cosa è certa. Il sindaco non ha mantenuto gli impegni presi in campagna elettorale: parlare di demolizioni in nome della difesa della dignità delle persone ci sembra un modo facile per aggirare il problema, distogliendo lattenzione dal nulla che è stato fatto. Quello delledilizia popolare è un tema vitale».
MILANO - Giambellino, la città si divide "Niente favori agli speculatori"
Il Pd e gli ambientalisti sostengono che demolire e ricostruire è un'idea coraggiosa per affrontare il degrado nelle periferie, ma richiede un forte controllo istituzionale per evitare la speculazione. Il Pd chiede una legge urbanistica che dia impulso al settore e consenta agli amministratori locali di decidere sulle singole realtà con alcune condizioni. Gli ambientalisti sostengono che la ricostruzione deve avvenire con criteri ecologici e non essere un modo per eludere i problemi dei quartieri degradati.
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