«Per la cultura costi gonfiati Vorrei che alle Gallerie si entrasse senza biglietto» Una crociata contro gli «sprechi» e i «costi eccessivi» della cultura. È l'ultima provocazione di Vittorio Sgarbi, sovrintendente al Polo museale di Venezia, in prima fila ieri all'inaugurazione della Sala delle Colonne a Ca' Giustinian. «La spesa pubblica per la cultura è assolutamente sproporzionata, si è abituati a scialare», ha spiegato Sgarbi, che ha citato come esempi le pretese di Benigni o Fuksas così come la spesa che la Soprintendenza sosterrà per la pavimentazione delle Gallerie dell'Accademia. «Il preventivo è di due milioni di euro, nessuno accetterebbe - denuncia Sgarbi - dei prezzi simili». «Bisogna ragionare come ragioneremmo a casa nostra, invece è tutto gonfiatissimo: occorre cominciare a spendere cifre molto più contenute, almeno nelle attività culturali, d'altra parte in un posto straordinario come Forte Marghera stanno facendo attività non spendendo una lira». Il sovrintendente al Polo museale di Venezia ha risposto quindi duramente alle osservazioni del direttore generale del Comune di Venezia Marco Agostini, che aveva criticato Sgarbi per la polemica sui cartelloni pubblicitari di Palazzo Ducale. «E' solo un funzionario comunale fin troppo pagato che deve restare al suo posto, dalla mattina alla sera - haminacciato Sgarbi - potrei decidere di far togliere imanifesti». Sgarbi ha però aggiustato il tiro: i maxi teloni sarebbero infatti sopportabili «se garantiscono una cifra congrua». A fargli cambiare idea una telefonata del Gruppo Dottor, che ha spiegato che la vendita degli spazi ha fruttato circa 700mila euro. Il punto di vista del Fai, il Fondo ambiente italiano, sarebbero così «una denuncia condivisibile solo in astratto». Sull'argomento è intervenuto ieri anche il presidente della Biennale di Venezia e vicepresidente del Fai, Paolo Baratta, invitando a «non avere paura di ciò che è effimero» come, appunto, imega cartelloni. E' necessaria, piuttosto, secondo Baratta, una rigorosa valutazione della qualità delle pubblicità. Vittorio Sgarbi si è soffermato inoltre sulle iniziative di Palazzo Grimani: in quello che il critico definisce «il palazzo più sperimentale e più moderno che ci sia a Venezia» verrà esposta "La Tempesta" di Giorgione. Un'iniziativa per la quale, puntualizza, «non spenderò più di 30mila euro, sono abituato a spendere poco, la povertà aguzza l'ingegno». «Finora il palazzo è sempre rimasto chiuso, si poteva accedere solo su appuntamento con grande lentezza di accettazione ora da qualche settimana i portoni sono aperti, così ho pensato di prendere due piccioni con una fava: far vedere in modo dignitoso "La tempestà" ed altre opere di Giorgione, come la "Vecchia" e la "Nuda", e al tempo stesso farne ammirare l'architettura». Per Sgarbi è possibile non far pagare il biglietto ai visitatori. «Io sono contrario: al British Museum e alla National Gallery il biglietto è gratis, puoi lasciare un'offerta oppure paghi la mostra, questo potrebbe valere - afferma Sgarbi - anche per le Gallerie dell'Accademia».