Fra interessi turistici e moderni spazi multifunzionali si decide il futuro della città Moda, cultura, nuovi musei. Koolhaas «ricrea» il Fondaco dei Tedeschi Senza la timidezza di Milano o Roma più orientate a demolire parte delle «mostruose periferie» (Bondi) , Venezia realizza nuova architettura a contatto con l'antica. Si direbbe che le polemiche che hanno accompagnato la costruzione del ponte di Calatrava sul Canal Grande sono alle spalle. E dopo un 2009 contraddistinto dalla riapertura come spazi espositivi di due fondachi, quello al Sale (intervento di Renzo Piano) e quello di punta della Dogana (di Tadao Ando), ieri Venezia ha presentato ancora nuovi interventi, sia di «archistar» che di uffici tecnici pubblici. Il Leone d'oro di questa Biennale 2010, Rem Koolhaas, è stato incaricato dal gruppo Benetton di riadattare il Fondaco dei Tedeschi (ora sede, in smobilitazione, delle Poste) sul Canal Grande come spazio multifunzionale. L'intervento deve passare dall'approvazione del consiglio comunale e della sovrintendenza. All'inizio del secolo scorso un restauro pseudo-stilistico del Berchet trasformò sino a cancellarlo il vecchio fondaco dei Turchi. Non sarà così l'intervento di Koolhaas (che ha dichiarato di «amare l'Italia») che conserverà il fondaco dandogli come destinazione d'uso quella di un «grande emporio democratico, rispettoso dell'iniziale destinazione mercantile. Qui, spazi per i marchi di moda e spazi di cultura si fonderanno insieme in un grande shopping-art». Scale mobili interne colorate di rosso porteranno a una copertura di vetro calpestabile che coprirà la corte interna (diventerà una delle corti coperte più grandi di Venezia) con ristorante e terrazza pubblica affacciata su Rialto. Sulle facciate interne, con la vecchia tecnica dell'affresco (c'erano all'origine «freschi» di Giorgione e Tiziano), verranno realizzati dipinti artistici ispirati a soggetti di moda, interpretataco me mitologia contemporanea. Ieri sera è stato proclamato anche il progetto vincitore di M9, ovvero il nuovo polo culturale che sorgerà a Mestre per conto della Fondazione di Venezia (sostenuto da un gruppo industriale e found raising). «La Venezia di terraferma è una città di 200 mila abitanti e perno di un'area metropolitana di 2 milioni afferma lo storico dell'architettura Francesco Dal Co . È giusto che abbia un intervento all'altezza delle sue potenzialità». Questo intervento è il riuso dell'ex caserma Matter, che sarà realizzata dai tedeschi Matthias Sauerbruch e Louisa Hutton. I due hanno proposto un'architettura dal rivestimento piuttosto massiccio ed uniforme con tetto a shed che la rende molto archeologia-industriale style. Su questi interventi il nuovo sindaco Giorgio Orsoni ha una sua idea: «Venezia e la Biennale cercano di dimostrare che non solo accolgono le suggestioni progettuali che nascono in tutto il mondo, ma sono anche capaci di rielaborarle al loro interno». Il riferimento è ad altri nuovi interventi di marchio veneziano-doc che si stanno realizzando sulla preesistenza. Come la nuova Biblioteca della Biennale-Asac (Archivio storico delle arti contemporanee), 1.400 metri quadrati con 130 mila volumi a scaffale aperto realizzata dall'ufficio tecnico della Biennale inaugurata ieri. È una funzionale ristrutturazione in acciaio rosso-Rubens del Palazzo delle Esposizioni ai Giardini, un'architettura di Pastor degli anni Settanta. Ma il riferimento del sindaco può essere esteso anche ad altri interventi, come il restauro di Ca' Giustinian (con l'apertura della Sala delle Colonne) e la definitiva apertura al pubblico del restaurato Palazzo Grimani, gemma del Cinquecento. Qui, da domani, il neo-sovrintendente Sgarbi ha fatto collocare «La Tempesta» di Giorgione, ottimo specchietto per le allodole per visitare tutto il palazzo (una parte del quale sarà dedicato anche ad allestimenti di arte contemporanea). Tutto ciò non vuol dire che a Venezia manchino problemi urbani o identitari. Uno, non risolto, lo evidenzia il critico Marco De Michelis in una videointervista al Padiglione Italia (che si inaugura oggi): «Venezia è dominata dagli interessi turistici». E qui, i turisti, in crescita, sono circa 20 milioni all'anno. «Venezia attira il contemporaneo», aggiunge anche l'estetologo veneziano-doc Stefano Zecchi. «Ma qui la sfida della contemporaneità è molto difficile. Ci ha tentato anche Le Corbusier. Progettare tra la Ca' d'Oro e Rialto è delicato, si rischia sempre il grottesco».