Vittorio Sgarbi soprintendente (contestato) a Venezia, la Biennale d'Architettura e il Festival del Cinema sono una miscela irresistibile, perfino dirompente; specie per uno vulcanico come è lui. «Sto pensando a una serie di mostre, fino alla Biennale d'arte del 2011: Lotto ritrattista, a confronto con Tiziano ; i dipinti di sir Denis Mahon per i 100 anni dalla sua nascita, quasi una sorta di Guercino contemporaneo, come Longhi fece con Caravaggio nel 1951», e scusate se è poco; «anche Da Pirandello a Freud , intesi come pittori e non il Premio Nobel e lo psichiatra; e alla Ca' d'oro, da Franchetti a Franchetti , intesi come i due personaggi d'analogo nome. Uno, il barone Giorgio che l'ha fondata; e l'altro, barone omonimo, che a Roma è stato un importante collezionista d'arte contemporanea». Sempre contaminazioni, antico e moderno? «Ma no, sono soltanto idee; dei modi per esporre, maniere per suscitare l'interesse». Va bene; ma, intanto, tre Giorgione a Palazzo Grimani: la Tempesta, la Vecchia, la Nuda, fino al 10 ottobre; tre capolavori assoluti spostati per tre mesi; Marco Carminati spiega che far viaggiare le opere non sempre fa bene. «L'editore Cesare De Michelis, cui fanno capo i servizi aggiuntivi, mi dice che a Palazzo Grimani, restaurato con fondi pubblici, andavano due persone al giorno; poi, alle Gallerie dell'Accademia ci sono i lavori, e quelle opere cambiavano continuamente posto; a giugno prossimo, penso anche a un Vasari a Venezia : tutta la pittura di quel periodo, l'arte del Cinquecento, Tiziano e Veronese. Così si rivitalizza un palazzo eccezionale; mezz'ora fa ero con Frank O'Gerhy, e non c'è architetto che non voglia vederlo: era mitico, sede di un'eccezionale collezione. Resterà aperto 11 ore al giorno, dopo il restauro è bellissimo». In un periodo, per giunta, in cui Venezia è davvero l'ombelico di un certa grande fetta di mondo, e l'eco, non solo italiana, è assolutamente garantita. «Bisogna rivitalizzare i musei; farci andare più persone; inventare di continuo qualcosa che attiri il pubblico». Lo dice anche Mario Resca, il manager che adesso dirige i musei. E, magari per intonarsi alla Biennale, contemporanea per definizione, andrà in scena anche un'altra Nuda, no? «Ci saranno tre tableaux vivants opera di Gianni De Luigi, amico di Pina Bausch e figlio dell'artista Mario; forse per l'inaugurazione, o per la Regata storica, anche Vittoria Risi, una delle bellezze più note, per giunta assai legata a Venezia: non direi una pornostar, ma insomma si spoglia». Due Nude a confronto. Una, quel che resta degli affreschi famosissimi di Giorgione e Tiziano al Fondaco dei Tedeschi; e l'altra, invece, che si esibisce nei locali sexy. E se qualcuno le sparasse addosso per la contaminazione? «Sì: si posizionerà proprio accanto alla Nuda più antica, tra i tre dipinti. E' opera di De Luigi; io mi limito ad approvare, a farglielo fare: è un artista anche lui. E, del resto, io avevo già inscenato qualcosa di simile, un nudo in mezzo a una mostra: per quella intitolata Vade retro, quella famosa sull'arte omosessuale». Che, se non sbaglio, le costò il posto d'assessore alla Cultura a Milano, licenziato dalla Moratti; e stavolta? «Ah, vero: non me ne ricordavo. Beh, stavolta vedremo come andrà a finire».