SALVE Augias, siamo due ragazzi sinceramente innamorati dell'Italia. Ci piacciono le montagne, le spiagge, il cibo, la natura, l'arte, l'archeologia... ma non il modo in cui, spesso, il patrimonio è gestito. Qualche esempio: agosto 2004, Tuscania: nell'area archeologica che circondala straordinaria Basilica di San Pietro (la cripta non era accessibile) pascolano le pecore. Pitigliano: il piccolo oratorio rupestre della fine del IV secolo non lo avremmo mai trovato senza l'aiuto di un abitante... soprattutto non lo avremmo riconosciuto, visto che è praticamente un canile; Norchia: necropoli etrusca di grande fascino lasciata a se stessa: per arrivarci bisogna scavalcare una recinzione, un segnale avverte che è vietato l'accesso, il cartello che indica la direzione giace a terra, crivellato di colpi d'arma da fuoco. Vulci, castello dell'Abbadia: dopo due ore di attesa nell'afa agostana per ammirare la mostra "Eroi etruschi e miti greci: gli affreschi della tomba Francis tornano a Vulci", finalmente arriva il nostro turno: la guida esordisce precisando: «non vedrete niente di eccezionale, ma comunque ne vale la pena». Ci creda Augias, è stato doloroso imbattersi in tanta noncuranza e superficialità. Vero che accoglienza, cortesia e competenza, riscontrati negli operatori e nelle giovani guide ci hanno quasi sempre ripagato... ma non si può fare di meglio? Ci sono troppi luoghi da valorizzare, troppi scavi, troppe aree, e mancano sempre i fondi, ci siamo sentiti ripetere. Ma non potrebbe essere una risorsa invece di un problema? Maria Teresa Davide Caprile mtcaprilelibero.it risponde CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica,it IL problema sollevato da Maria Teresa e Davide ha dimensioni nazionali. Maria NovellaDe Luca ha concluso lunedì 2 3 su questo giornale un 'inchiesta sui luoghi incorno a Napoli, antro della Sibilla compresa, c'era da mettersi le mani nei capelli. A peggiorare le cose contribuisce il comportamento irresponsabile o vandalico degli abitanti che si somma all'incuria delle amministrazioni locali. Basta pensare alla valle dei templi di Agrigento o alle aree intorno a Pompei o a Paestum. Sull'altro lato della medaglia c'è la perenne mancanza di fondi aggravata di recente da un taglio del 25 percento (!) al portafoglio del ministero competente. Tale la gravita della decisione che, per la prima volta, il ministro Urbani ha avuto un moto di ribellione. Nel silenzio ferragostano (era il 19) il responsabile del nostro patrimonio ha gridato che non avrebbe assistito «impotente al suicidio dei beni culturali», che chiamava a risponderne il presidente del Consiglio ponendo con questo "un problema politico". Il presidente, distratto da altre cose, non ha risposto, il ministro prima o poi si rifarà, speriamo, vivo per dirci che cosa ha deciso di fare, dato che i tagli sono rimasti. Tra le carenze più gravi del governo in carica c'è l'assoluto disinteresse nei confronti del patrimonio di cui siamo eredi. Si ha l'impressione che a Palazzo Chigi lo considerino un impaccio, al più un accessorio insignificante; che a nessuno venga in mente che sono quasi solo le "rovine" a farci ancora contare qualche cosa nel mondo. Invece i fondi vengono tagliati e il personale delle Sovrintendenze (crema dell 'amministrazione pubblica) conosce da dieci anni un mortificante blocco delle assunzioni.
II Belpaese e i vandali dell'arte
Maria Teresa e Davide Caprile hanno scritto un articolo in cui lamentano la gestione del patrimonio culturale italiano. Citano esempi di luoghi come Tuscania, Pitigliano, Norchia e Vulci, dove il patrimonio è stato danneggiato o non curato. Sostengono che il problema sia non solo di gestione, ma anche di mancanza di fondi. Il ministro Urbani ha espresso disappunto per il taglio del 25% dei fondi per il patrimonio culturale, che ha definito "suicidio dei beni culturali". Il presidente del Consiglio non ha risposto.
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