In rassegna i nuovi stili di vita Basta archistar, bene l'Italia Molta sperimentazione artistica e tecnologica, quasi assenti i progetti architettonici di edifici, scomparsi anche gli esempi di trasformazione urbana, grande attenzione al percorso immateriale di idee e ricerca che potrà portare a una nuova domanda, più democratica e più di massa, per l'architettura del futuro: così si presenta la Biennale di architettura firmata dalla giapponese Kazuyo Sejima che apre le porte al pubblico domenica prossima. La curatrice della dodicesima rassegna veneziana ha confermato anche nella conferenza stampa di ieri di essere interessata a esporre una «architettura capace di esprimere nuovi modi di vita», snobbando invece tutti i temi del dibattito attuale: risposte a monosillabi alle domande sul rapporto tra architettura e crisi economica, sul tramonto dell'era delle archistar megalomani, sulla riqualificazione delle periferie italiane che pure è stato il centro dell'intervento inviato dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. «Il tema delle periferie non è solo italiano, ma riguarda tutte le grandi città del mondo», è stato il commento lapidario di Sejima. Non è bastato l'impegno di supplenza a tutto campo del presidente della Biennale Paolo Baratta per cancellare l'immagine di una rassegna lontana dalle condizioni in cui versa oggi l'architettura nel mondo e dal dibattito sulla exit strategy dalla crisi che ha colpito il mercato immobiliare e i modelli di organizzazione urbana e di sviluppo territoriale. La scelta della mostra è di guardare «con ottimismo» - dice Baratta - oltre il presente per puntare alla rifondazione delle condizioni di base che consentono lo svolgimento dell'architettura: people meet in architecture vuol dire allora che la domanda di architettura deve (e può) uscire dalle stanze del principe illuminato per diventare fenomeno di massa e imporre allo stesso committente maggiore qualità. Processi di rifondazione di lungo periodo cui potranno forse contribuire i 47 progetti esposti nel percorso individuato da Sejima: le esperienze sensoriali di vita fra le nuvole proposte ai visitatori da Transsolar Tetsuo Kondo Architects, la ricerca sull'adattamento fisiologico e oculare degli esseri umani al buio con l'osservatorio notturno Isobiotrope di RSie(n), il video in 3D di Wim Wenders sul Rolex Learning Center realizzato da Sanaa nel campus dell'Epfl di Losanna, il rifiuto dell'ossessione degli architetti per il contesto proposta da Valerio Olgiati, i luoghi di incontro temporanei per il cinema (BergerBerger). Tra gli italiani una rassegna di progetti di Renzo Piano, i modelli di urbanizzazione debole proposti da Andrea Branzi e il lavoro di Aldo Cibic con le sue microrealities per stili di vita in mutamento. Tra i pochi edifici proposti, la Taichung Metropolitan Opera House di Toyo Ito. A riportare la mostra con i piedi per terra c'è il padiglione italiano curato da Luca Molinari: l'architettura italiana c'è, progetta e indica soluzioni capaci di migliorare gli spazi pubblici e privati, a condizioni che la committenza la chiami a progettare. L'architettura deve rispondere alla sfida dimostrando di saper costruire a mille euro al metro quadrato. Baratta, dal canto suo, oltre a ricordare la presenza di 53 padiglioni nazionali, di 20 eventi collaterali e degli accordi con 4 università per rilanciare il rapporto con gli studenti, ha battuto proprio sul tema della committenza. «Una buona committenza si crea anche diffondendo la percezione della qualità architettonica bel pubblico», ha detto ricordando che questo è l'obiettivo della mostra. «Dobbiamo risolvere la contraddizione di una popolazione che è al top mondiale del buon gusto quando si parla di moda o di cibo e invece ignora la qualità quando si parla di territorio». Proprio sul degrado delle periferie e sulla inadeguatezza degli attuali piani regolatori a garantire uno sviluppo urbano adeguato alle esigenze di una società moderna ha insistito l'intervento inviato dal ministro Bondi. «Spero che dalla 12a biennale di architettura ha scritto il ministro possano arrivare gli stimoli necessari a un'accelerazione del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla qualità architettonica da me presentato agli esordi della legislatura».
Biennale Architettura a Venezia. Progetti biocom
La Biennale di architettura di Venezia, curata da Kazuyo Sejima, si apre al pubblico domenica prossima. Il tema della mostra è "people meet in architecture", ovvero la domanda di architettura che deve uscire dalle stanze del principe illuminato per diventare fenomeno di massa. La curatrice ha confermato di essere interessata a esporre architettura capace di esprimere nuovi modi di vita, snobbando i temi del dibattito attuale. La mostra presenterà 47 progetti, tra cui esperienze sensoriali di vita fra le nuvole, rifiuto dell'ossessione degli architetti per il contesto, luoghi di incontro temporanei per il cinema e progetti di architettura italiana.
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