L'intervento del Ministro: serve elevazione spirituale Baratta: Molti studi hanno insistito sul tema dell'edilizia post-catastrofe L'incongruenza italiana fra stile e orrori, da Roma a Mestre La pretesa è quella di essere il popolo che meglio incarna la raffinatezza nelle abitudini alimentari, nel design e naturalmente nella moda. E allora come è possibile che gli italiani siano riusciti a costruire le terrificanti periferie di Milano o Roma? Come è stato possibile costruire a ridosso delle ville palladiane? Come è nata la cozzaglia [sic] architettonica di Mestre? Ovviamente la risposta non ce l'ha né il presidente della Biennale Paolo Baratta né la curatrice della 12esima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia Kazuyo Sejima, ma è proprio questa la contraddizione indagata dai 46 architetti che hanno allestito gli spazi dell'Arsenale e dei Giardini in un unico percorso narrativo. E ieri, durante la conferenza di presentazione di «People meet in architecture», l'incongruenza italiana tra stile e orrore è stato fortemente sottolineata anche dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che pur non potendo partecipare alla cerimonia inaugurale ha fatto sapere tramite una lettera che «le città d'arte sono il frutto della libertà mentre oggi paradossalmente i piani regolatori e le leggi hanno prodotto la bruttezza e lo squallore delle nostre città». Serve dunque «elevazione spirituale» e soprattutto, continua Bondi, «occorre avviare una grande politica nazionale per il recupero delle immense periferie senza volto e senz'anima che devastano il paesaggio italiano e generano disagio sociale, infelicità, degrado e quindi povertà». D'altro canto è noto che dove manca la bellezza non c'è creatività, non c'è voglia di fare, non c'è «l'humus indispensabile per uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile». Non è un caso dunque se durante la conferenza è stato ampiamente citato l'architetto svizzero Mario Botta sostenitore del fatto che l'architettura moderna ha punito i poveri non una ma due volte: «O perché non hanno casa o perché ne hanno una brutta». Nelle speranze di Bondi infatti i seminari e le considerazioni che emergeranno da questa Biennale dovranno anche permettere un'accelerazione del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla qualità architettonica presentato qualche anno fa e dovranno, dice Baratta, «puntare alla sensibilizzazione della committenza». Dei vari piani casa nemmeno un accenno, ma per Bondi «di certo l'Italia non può più permettersi il degrado architettonico proprio delle attuali periferie». Anche se la crisi economica internazionale continua ad avere effetti sul mercato edilizio, se i terremoti e i disastri naturali sono sempre in agguato. «E' anche per questo che alcuni studi presenti alla Biennale hanno voluto insistere sul tema dell'architettura della povertà, dell'edilizia post catastrofe e delle costruzioni in tempo di crisi», ha concluso Baratta.
Bondi: I piani regolatori hanno prodotto bruttezza
Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha sottolineato l'incongruenza tra lo stile e l'orrore delle città italiane, come ad esempio le periferie di Milano e Roma. Ha chiesto un'elezione spirituale e una politica nazionale per il recupero delle periferie e ha citato l'architetto Mario Botta, che sostiene che l'architettura moderna ha punito i poveri. La curatrice della Biennale, Kazuyo Sejima, ha indagato sulla contraddizione tra lo stile e l'orrore delle città italiane. Gli architetti hanno allestito un percorso narrativo che esamina la costruzione delle periferie e la loro relazione con lo stile e la bellezza.
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