CAMOGLI E' già mezzogiorno e i rintocchi del campanile dell'abbazia di San Fruttuoso accompagnano la lunga teoria di grazie che Giulia Maria Mozzoni Crespi, per quattro minuti., rivolge a chi l'ha aiutata nel restauro di uno dei borghi di mare più belli del mondo. Il traguardo sembra sempre prendibile, ma questo luogo rivela continuamente sorprese. Come la loggia composta da diciassette archi in pietra sistemati nella cupola della Chiesa costruita poco prima dell'anno Mille, grazie all'imperatrice Adelaide di Borgogna. Tutti dunque col naso all'insù a guardare quanto l'intonaco sino a tre anni fa aveva nascosto. E adesso l'orgoglio della presidente del Fai ha giusto bisogno di quei quattro minuti di ringraziamenti. Rivolta a Carlo Callieri, vice presidente della Compagnia di San Paolo, il cui contributo ha permesso il recupero: «Ora può stare tranquillo, non verremo più a battere cassa,..». Pronta la replica: «La signora Crespi avrà ancora bisogno di noi e si farà viva...». Una storia infinita iniziata con la donazione dell'abbazia e detta torre, avvenuta nel 1983 da parte della famiglia Doria Pamphilj, al Fondo per l'ambiente. Un degrado inaudito. Un tuffo al cuore per una donna che da ragazza veniva a fare passeggiate nei boschi del monte e respirava la loro magia. Ecco perché i soldi non bastano mai. Ecco perché si sono spesi sino a questo momento circa due milioni e mezzo di euro, dei quali più della metà elargiti dalla Compagnia di San Paolo. Ecco perché l'ultima campagna di lavori, diretti dalla professoressa Tatiana Kirova, ha richiesto un investimento di circa seicentomila euro. Ma Callieri pone un accento filosofico : «Questo è un investimento di memoria e cultura, prima ancora che finanziario». Un piccolo gioiello d'architettura che appaga l'anima del viaggiatore. Un micromondo con i suoi angoli, le ipocrisie, le bellezze, le forzature. «Amo la terra ammette la Crespi mi definisco contadina, ma vi ricordo che gli ettari qui erano 4500 e ora sono 2000, un parco dimezzato, i cacciatori hanno più possibilità. Occorre vigilare: se si perde, la magia non torna più». Nuove e vecchie paure all'orizzonte: «Capre e cinghiali sono un problema per la vita del Parco. E il nuovo Codice dei Beni culturali, voluto dal ministro Giuliano Urbani, mi mette qualche angoscia». I vecchi desideri: «Quello di fare in modo che il Monte di Portofino diventi parco nazionale». Peccato che Sandro Biasotti, presidente della Regione Liguria, fosse assente. L'altare, per qualche ora diventa palcoscenico, e la sfilata di protagonisti rivela di notti insonni, passate a curare gli ultimi preparativi per la riapertura al pubblico della chiesa abbaziale, della cripta e del museo, di malinconie operative, ormai note: una per tutti, Liliana Pittarello, Soprintendente regionale per beni e attività culturali: «Siamo alla riforma della riforma, e noi ci sentiamo deboli, pochi e abbiamo scarsità di mezzi. Soluzioni? Un dibattito tra noi operatori per trovare la strada necessaria a garantire un futuro di risorse». L'ora et labora, adesso che monaci e cavalieri appartengono al passato, tocca ai volontari. Il Fai per esempio ne schiera quattromila e 120 sono i dipendenti a tempo pieno. San Fruttuoso saluta anche Jonathan Boria Pamphilj, e dedica ai suoi genitori, Orietta e Frank, la piazzetta di fronte all' abbazia. «Sarebbero orgogliosi di voi», dice il principe.
San Fruttuoso riapre l'abbazia. Con nuovi tesori
In Camogli, il restauro del borgho di mare di San Fruttuoso è quasi completato. La presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi, ha ringraziato il vice presidente della Compagnia di San Paolo, Carlo Callieri, per il contributo di 2,5 milioni di euro. Il restauro ha richiesto 4,5 milioni di euro, di cui 2,5 milioni elargiti dalla Compagnia di San Paolo. Il borgho di mare è stato restaurato grazie alla donazione dell'abbazia e della torre avvenuta nel 1983. Il restauro è stato diretto dalla professoressa Tatiana Kirova e ha richiesto un investimento di 600.000 euro. Callieri ha sottolineato che il restauro è un investimento di memoria e cultura.
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