Carlo Felice: si va allo scontro duro. Il consiglio di amministrazione: «O si fa la cassa in deroga o si chiude». I sindacati (meno la Cgil): «Non laccetteremo mai: lassemblea di settembre deciderà lentrata, di tutti, in sciopero della fame». Il general manager Renzo Fossati lavora a testa bassa e ha segnato una data sul calendario: per il primo ottobre sarà pronto il piano di rilancio 2010-2012, che darà al teatro la credibilità per reperire già sponsorizzazioni per concludere questa stagione. Ieri il teatro era ancora chiuso per ferie, ma al nono piano si è svolto un pre-vertice con il sovrintendente Giovanni Pacor e Fossati per stabilire la strategia di salvezza. Contemporaneamente, in un luogo separato, si sono dati appuntamento tutti i rappresentanti sindacali - assente, però, la Cgil - per preparare la battaglia. Forse lultima. Entro il 6 settembre sarà convocata lassemblea generale dei lavoratori, cui parteciperanno i delegati nazionali di tutte le sigle sindacali, per votare se sarà "cassa sì - cassa no". Ma il no, questa volta davvero, potrebbe voler dire la fine del teatro dellopera di Genova. Sono giorni fatidici: questa mattina il consiglio damministrazione determinerà il via alla cassa in deroga per i 300 dipendenti e ascolterà la relazione di Pacor sul funzionamento del teatro da settembre a dicembre. Perché sovrintendente e general manager stanno lavorando al "cartellone B": oltre al premio Paganini, hanno lobiettivo di confermare le tre opere in programma, sacrificando la stagione sinfonica. Insomma, il teatro non chiuderà, e i lavoratori saranno richiamati dalla cassa in deroga, in base alle esigenze di spartito. Domani, poi, è previsto lincontro tra tutti i rappresentanti sindacali e sovrintendente. I sindacati autonomi hanno chiamato a raccolta tutti i lavoratori, fuori dal teatro. E la tensione potrebbe salire. «La legge non prevede la cassa per noi - tuona Nicola Lo Gerfo, Fials - se le banche non danno più soldi al Carlo Felice la colpa è di questo Cda», e torna a scorrere il fango sotto il torrione. «Quali garanzie ci dà lazienda? Nessuna - prosegue Roberto Conti, Snater - cassa in deroga significa mobilità e licenziamento: vogliono arrivare lì».
GENOVA - Carlo Felice, il Cda avvisa i sindacati. "Senza cassa integrazione, il teatro chiuderà subito".
Il teatro Carlo Felice di Genova si trova in una situazione critica. Il consiglio di amministrazione ha stabilito una data per il 6 settembre per convocare l'assemblea generale dei lavoratori, in cui si voterà sulla cassa in deroga per i 300 dipendenti. Il sovrintendente Giovanni Pacor e il general manager Renzo Fossati stanno lavorando a testa bassa per stabilire una strategia di salvezza, che potrebbe includere la sacrificatura della stagione sinfonica. I sindacati, meno la Cgil, hanno espresso la loro opposizione alla cassa in deroga, affermando che non laccetteranno mai. L'assemblea generale dei lavoratori sarà convocata per decidere se accettare la cassa in deroga o no.
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