Nel 2011 il Carlo Felice festeggerà il suo ventesimo compleanno. Il rischio è che arrivi allappuntamento a sipario chiuso. Le prossime giornate saranno decisive. Domani è prevista una riunione del consiglio damministrazione per mettere a punto le strategie necessarie ad affrontare la crisi finanziaria in cui è precipitato in maniera anche abbastanza imprevista il Teatro genovese. Le cifre si inseguono disordinatamente con il rischio di fraintendimenti e molta confusione: che lo stato patrimoniale fosse critico si sapeva, ma è la mancanza di liquidità (con limpossibilità di pagare gli stipendi ai dipendenti), in genere fronteggiata con il ricorso ad anticipi bancari, che pesa particolarmente. Venerdì il sovrintendente Giovanni Pacor e il direttore di staff Renzo Fossati incontreranno i rappresentanti sindacali per esporre la situazione e presentare il piano di rilancio. Si preannuncia una riunione difficile. I sindacati vogliono vedere chiaro nei conti e trovano discordanze fra le cifre presentate dalla società chiamata a verificare la reale situazione finanziaria della Fondazione e la relazione del commissario avallata dai revisori dei conti. La cassa integrazione è considerata lultima soluzione dopo altre possibili strategie da mettere in atto in accordo fra vertici e dipendenti. Limportante, insistono in campo sindacale, è che il Teatro non chiuda neppure temporaneamente. Per questo cè la volontà di richiedere un intervento delle segreterie sindacali nazionali e dello stesso Ministero: il problema, del resto, non è solo genovese, presto la cassa integrazione potrebbe estendersi a catena ad altre Fondazioni. Il Teatro genovese, infatti, paga errori locali (ad esempio il sovradimensionamento in rapporto al bacino di utenza), ma sconta anche la miopia culturale di una politica nazionale che da anni si limita a tagliare fondi senza prevedere una effettiva riforma del settore, senza la quale è a rischio lintero sistema musicale italiano. Ciò che preoccupa, inoltre, è il futuro a medio termine. Cosa riserverà il 2011? In queste settimane sui giornali si leggono le ricette più fantasiose. Così come siamo tutti "allenatori" della Nazionale (ognuno con la propria formazione vincente nel taschino), così sappiamo trasformarci in manager e sovrintendenti capaci di risollevare le sorti di un teatro con pochi ma efficaci interventi: aumento della produzione, titoli popolari, teatro in affitto per manifestazioni varie, apertura a spettacoli diversificati. Sulla carta va tutto bene, nella pratica bisogna entrare dentro i meccanismi per capire che aumentare la produzione (se non si modificano i parametri) significa incrementare il passivo, puntare solo su titoli popolari comporta un tradimento delle finalità culturali di una Fondazione lirica, affittare il teatro risolve certamente alcuni aspetti ma da solo serve poco (e poi il Carlo Felice è estremamente costoso) e aprire ad altri spettacoli rischia di creare conflittualità con altri palcoscenici genovesi e snaturare lessenza stessa del Carlo Felice. Il Carlo Felice avrà bisogno assoluto a breve (anche in fase di temporanea chiusura) di una guida artistica capace comunque di guardare avanti in maniera coraggiosa: oggi non cè il direttore artistico e il direttore principale (Fabio Luisi) si è detto perplesso e assai poco motivato dalla situazione.
GENOVA - Carlo Felice lautunno più difficile dellOpera
Il Teatro Carlo Felice di Genova sta affrontando una grave crisi finanziaria. Il sovrintendente Giovanni Pacor e il direttore di staff Renzo Fossati incontreranno i rappresentanti sindacali per esporre la situazione e presentare un piano di rilancio. I sindacati chiedono una chiara visione dei conti e criticano le cifre presentate dalla società. La cassa integrazione è considerata l'ultima soluzione dopo altre strategie. Il Teatro non può chiudere, neppure temporaneamente. Il problema non è solo genovese, ma nazionale, e il Ministero e le segreterie sindacali nazionali potrebbero intervenire.
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