Dormiva sotto la sabbia del mare di Taranto dal secondo secolo avanti Cristo. Ma il sonno di quellimbarcazione di epoca romana è stato interrotto dalle mareggiate invernali. Potenti correnti hanno stravolto le profondità e hanno rimestato la sabbia, tirando fuori parte dello scavo. Così quel relitto è stato scovato dai sommozzatori della Guardia di finanza. Grazie a loro tornerà alla luce una nave antica, testimonianza del glorioso passato di Taranto e della sua provincia. Sono stati i sub delle Fiamme gialle, infatti, a trovare quel tesoro in fondo al mare, a duecento metri dalla battigia di Torre Borraco, sulla Marina di Manduria. Nella notte dei tempi proprio in quello specchio dacqua e a un tiro di schioppo dalle bianchissime spiagge è affondata quella che appare una nave da carico. A notarla sono stati alcuni bagnanti che hanno segnalato i resti in fondo al mare. Per giorni i sommozzatori del colonnello Nicola Altiero, comandante provinciale della Finanza di Taranto, hanno scandagliato la zona. Questa mattina a quattro metri di profondità sono stati definitivamente individuati i resti della nave. Le ricerche quindi, sono state concentrate in un braccio di mare più ristretto. E alla fine il relitto è stato inquadrato. Immediatamente sono stati allertati gli esperti della locale Soprintendenza ai beni archeologici, da sempre impegnatissimi in quella che è stata la culla della civiltà della Magna Grecia. Ma sulla datazione della nave sembra ci possano davvero essere pochi dubbi. Quellimbarcazione risale allepoca romana. A testimoniarlo sono i caratteristici fascioni di legno della struttura. Si tratta di un particolare tipo di nave, molto diffuso nella flotta imperiale. Lo scafo "bombato", infatti, consente di catalogarlo come unimbarcazione da trasporto di merci e masserizie. Una unità di appoggio alle più scattanti triremi da guerra. Nella sua stiva venivano accatastati i rifornimenti di cibo, mentre olio e vino erano stipati in anfore di terracotta dal caratteristico collo a punta. Negli antichi mercantili potevano essere caricate sino a 10mila anfore. E alcuni frammenti di quelle anfore sono stati rinvenuti a pochissimi metri dal relitto dai finanzieri di Taranto e della Tenenza di Manduria. «Si tratta di una scoperta occasionale, ma dovuta alla grande passione dei miei uomini" spiega il comandante provinciale Nicola Altiero - Le prime tracce della nave sono state individuate in immersioni che i finanzieri hanno effettuato nelle ore in cui erano liberi dal servizio. Sulla base di testimonianze di alcuni bagnanti. Grazie al loro impegno conclude lufficiale - siamo arrivati a questo risultato».