E' notizia di ieri (inserto locale di Repubblica) che una serie di biblioteche comunali milanesi, da Villapizzone a Quarto Oggiaro, dall'Accursio al Gallaratese, regalano libri a chi li voglia, per liberare gli scaffali per le novità: a Quarto Oggiaro hanno dato via i Millelire, a Villapizzone la collana dei Castori, alla Gallaratese e ad Accursio classici, da Proust a Pirandello. Come va interpretata questa notizia? Prima associazione mentale: va a braccetto con l'iniziativa di quelle signore che vanno nei supermercati a raccogliere cibi di prossima scadenza e li riciclano (prima che scadano) a chi ne ha bisogno. Qualcosa, però, stride: i libri non scadono. Siamo sicurissime di quanto abbiamo appena scritto? Non scadono a meno che non si tratti di instant book stampati a stretto giro di posta con l'evento, oppure, mettiamo, di libri che costituiscono l'ennesima, e ormai in ritardo, versione di un filone di successo, tipo - nelle ultime stagioni - il settecentesimo diario di ragazza bulimica che «ce l'ha fatta». Ma a rifletterci anche in questi casi resta un possibile valore documentale dei testi. Altra associazione: viene in mente «Libri in porto», il «cimitero» per libri che nessuno vuole, che sta nascendo a Frassineto Po, il paese che su imitazione di esperienze analoghe in Norvegia e Francia, vuole trasformarsi in «villaggio del libro». Nei due casi c'è un surplus e nei due casi si cerca un genitore per l'orfano, il volume che sennò finirebbe nel cassonetto. Però però. Davvero questa associazione mentale regge? In realtà a Frassineto accolgono biblioteche davvero orfane, perché figlie di bibliofili morti senza eredi. Mentre le biblioteche milanesi si comportano come genitori che, quando gli arrivi il quinto figlio, sbattano fuori di casa il primo e il secondo: via, andate dalla zia o dove vi pare, che adesso c'è quello «nuovo». Il direttore del sistema bibliotecario milanese, Gianluigi Limonta, dice che la colpa è della nostra industria, che sforna la quantità di titoli annui che conosciamo (nel 2003 60.000) e che le biblioteche rionali hanno come ragione sociale non la «conservazione» ma la «consultazione». Fotografa la situazione. Il difetto è dietro questa foto: la mancanza di fondi alle biblioteche per ampliarsi, o per riprodursi. E il concetto di tempo che è dietro questo fenomeno: il tempo del consumismo, l'industria che ogni anno sforna sessantamila titoli e ne manda fuori catalogo trentamila (e, se ci ripetono che le cifre italiane sono analoghe a quelle del resto del mondo ricco, noi ripetiamo: chissene, sono pazzesche uguale). Un tempo che riproduce identico se stesso e non prevede accumulazione e sedimentazione. Un orologio, quello delle biblioteche milanesi, che non prevede il normale ciclo nascita-crescita-morte: prevede che a prendere libri in prestito siano tutti lettori di età media, con identica fame per le «novità», ed esclude il ragazzino per il quale è «oggi» il momento di scoprire il Mark Twain pubblicato nei Millelire e l'over 70 che ha voglia di rileggere il Pirandello che sessant'anni fa ha letto solo con svogliatezza a scuola.
Nuovo Monstrum: la biblioteca regalalibri
Una serie di biblioteche comunali milanesi hanno deciso di donare libri a chi li vuole, per liberare gli scaffali per le novità. A Quarto Oggiaro sono stati dati via i Millelire, a Villapizzone la collana dei Castori, alla Gallaratese e ad Accursio classici. Il direttore del sistema bibliotecario milanese, Gianluigi Limonta, afferma che la colpa è dell'industria che sforna troppi titoli e che le biblioteche rionali hanno come ragione sociale la consultazione e non la conservazione. La mancanza di fondi alle biblioteche è un problema, e il concetto di tempo che è dietro questo fenomeno è quello del consumismo, che non prevede accumulazione e sedimentazione.
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