Essendo stato accertato che, nelle giornate ventose, questa fonte riesce a coprire appena il 3,3 del fabbisogno energetico nazionale. Eppure sui territori di Campobasso e di Isernia sono state già installate alcune centinaia di impianti per una produzione di circa 105 mw. Si tratta ancora di ben poca cosa a fronte del numero delle pale siciliane (1000); ma esse sono comunque più di quelle installate in Calabria (100), nella Toscana (200) e nella Liguria (50). Il guaio è che spesso queste strutture incombono in luoghi poco adatti, prossimi ai centri abitati oppure dove non vi siano cavidotti per il trasporto dell'energia pulita. In un simile Far West le turbine non nascono dove c'è più vento, ma piuttosto quando si sia incontrato un sindaco convintosi con maggiore facilità per l'incredibile pressappochismo nello svolgimento dell'attività amministrativa di controllo. Il business delle pale eoliche ha "prodotto" un libro, "Vento forte tra Lacedonia e Candela" (Franco Arminio) che ha reso famosi questi comuni, posti tra Daunia ed Irpinia, dove insiste la più alta concentrazione di torri con una produzione di energia pari a quasi la metà di quella registrata attualmente nella Penisola. Prima che le turbine iniziassero a lavorare, le passioni e le opposizioni dei locali erano state feroci. E, mentre le popolazioni si agitavano, i Sindaci rimanevano combattuti tra il desiderio di acquisire royalties alle casse comunali e l'opportunità di mostrarsi solidali con i vari comitati negazionisti; dal canto suo, il Governo somministrava incentivi mentre le Regioni imponevano blocchi e moratorie. Se questo non è il Paese di Pulcinella, poco ci manca. Neppure tra gli ambientalisti c'è pace. Da una parte, ci sono i difensori dell'eolico (pòstisi sotto la bandiera di Kioto) e dall'altra i difensori del paesaggio. Sono contro le turbine: ITALIA NOSTRA, talvolta la LIPU; a favore LEGAMBIENTE e Greenpeace. In posizione interlocutoria si è posto il WWF che ha firmato un protocollo d'intesa con l'Associazione nazionale per l'energia dal vento. LEGAMBIENTE si è domandata:"Ma come mai le pale a cinque miglia dalla costa di Termoli disturbano mentre le piattaforme petrolifere a due passi ed i progetti di porti turistici trovano consenso? Per tacere degli scempi urbanistici perpetrati nel tempo lungo il litorale termolese senza alcuna repressione". La realtà è che, di qui al 2020, gli obiettivi imposti dalla concertazione degli Stati impongono all'Italia di triplicare l'energia derivabile da fonti rinnovabili. Invece, ad oggi, ad una potenzialità di 16mila Mw, corrisponde una utilizzazione pari a poco più di 3mila. Quello che non si vede in Molise è il ritorno economico per i cittadini. Ad Alberona (1.200 abitanti in provincia di Foggia) il "dividendo" del centinaio di pale ha dato la mensa gratis ai bambini delle elementari, 1.000 euro di bonus all'iscrizione, l'assistenza agli anziani e l'abolizione dell'addizionale comunale irpef. Al contrario, Faeto si è schierata contro l'eolico selvaggio. Perciò, per non sconfinare dalla discrezionalità amministrativa all'arbitrio, i Consigli comunali dovrebbero approvare dei regolamenti e spiegare ai proprietari dei terreni che non è tutto oro quello che luce. Non va scordato che, se è un coltivatore diretto ad affittarne ad un soggetto che svolga attività non agricola, percepirà, con il canone corrisposto, un reddito "diverso". Perciò, la somma contrattata per la locazione rappresenterà un reddito "altro" da cumulare insieme agli emolumenti posti nella sua disponibilità. Soltanto se l'affittuario esercitasse una impresa agricola, e l'impianto fosse considerato "non plusvalente" nell'ambito di tale attività, allora il terreno sarebbe stato concesso in affitto per uso agricolo ed il proprietario potrebbe dichiarare il solo reddito dominicale. Claudio de Luca