BITTl. Prima di Fordonglanus i tombaroli avevano profanato «Romanzesu»: il villaggio posto vicino a Bitti, dedicato dai nuragici al culto delle acque. E per rubare i conci centrali del «Cerchio dello stregone» avevano scelto proprio il giorno dei morti, quando tutte le famiglie erano in cimitero a deporre fiori e pregare. Gravi danneggiamenti ai beni monumentali negli ultimi due anni si sono verificati anche nei siti archeologici più importanti del Nuorese, provocando allarme tra operatori ed esperti. Proprio come era accaduto durante l'estate i tombaroli avevano strappato dall'area dello stregone i conci a cuneo che formavano il basamento su cui sorgeva un nuraghe: un piccolo gioiello di architettura, unico forse in Sardegna. Come unici sono considerati i 5 templi a megaron individuati nell'area composta da circa 200 capanne nuragiche e da un pozzo sacro, da cui più di tremila anni fa scorreva l'acqua, che poi veniva raccolta in una sorta di anfiteatro di di enormi gradoni di granito. Il gruppo dei saccheggiatori era entrato nel villaggio, del tutto indisturbato, e una volta divelti i conci, aveva caricato tutto su un mezzo, portando i reperti chissà dove. Grande l'allarme e immediata la mobilitazione del Comune di Bitti che aveva affrontato il problema della vigilanza, prima mobilitando i barracelli, poi assumendo un custode notturno. Ora la situazione sembra tornata alla normalità. Ma nello stesso periodo altri gravi danneggiamenti a beni naturali e monumentali si erano verificati in altri numerosi siti del Nuorese: a cominciare dalla grotte del Bue marino a Cala Gonone per continuare con l'assalto vandalico contro le fonti nuragiche di «Sa Sedda e Sos Carros» di Oliena. Poi il furto della stele in agro di Sarule (ritrovata qualche mese dopo) con i conci a T e altri blocchi presi a «Su Gremanu» vicino a Fonni. Colpi a raffica inoltre alle «Predas fittas», i menhir, trafugati a Villagrande Strisaili. E raids a Mamoiada e in « Janna e Sas Prunas» a Irgoli. Senza dimenticare i danni causati dai vandali a Santa Sabina di Silanus. In questi ultimi due anni, infine, sono entrati nel lungo elenco anche i due blitz clamorosi ai musei archeologici di Nuoro e Dorgali. Una escalation molto preoccupante, in un deserto di interventi. Vandali e tombaroli avevano colpito un po' ovunque e l'allarme era salito alle stelle per un fenomeno che si presentava in netta ripresa e con alcuni caratteri nuovi: aumentavano i furti delle grandi pietre e gli atti vandalici, ma con messaggi oscuri, e dai risvolti preoccupanti. Proprio come succedeva nei cantieri caldi della forestale, insomma, ora anche in quelli archeologici (gestiti dalle amministrazioni comunali per il restauro di siti) stava manifestando un disagio generale, con duri attacchi ai monumenti. Un fenomeno nuovo, questo, colto con qualche ritardo dagli addetti ai lavori, ma anche dagli amministratori e dai soggetti deputati alla tutela dei monumenti.