Il neosoprintendente di Venezia nelle sale del museo con Cicelyn. "Costa troppo". "No, la Regione taglia i fondi" "Sembra di stare al McDonalds quello che cè qui si può vedere anche altrove nel mondo" «Un museo bellissimo, ma costa troppo». La prima volta di Vittorio Sgarbi al Madre è una corsa veloce per le sale. «Non cero mai stato. È bello e le opere sono di gusto. Ma sembra di stare da McDonalds: gli artisti che sono qui li puoi vedere anche altrove. Dove sono i napoletani? E i giovani che sperimentano?». Come dire che il Madre è pieno di capolavori internazionali, ma per rendicontare larte campana alla prossima Biennale, al curatore non serve. «Sto facendo un lavoro sul campo: pittura, scultura, fotografia, ceramica e design, voglio fare una mostra che tenga conto della regione». Caserta è lultima provincia che gli resta per il censimento di artisti che lo storico dellarte neosoprintendente di Venezia prepara. Nominato dal centrodestra curatore del Padiglione Italia, è a caccia di talenti che dal suo punto di vista potranno esporre ai Giardini della Laguna nel 2011. Dopo una puntata ai Battenti di Guardia Sanframondi, una scappata nel salernitano con cena a Pontecagnano facendo le ore piccole, ieri, accompagnato da Ferdinando Creta della Reggia di Caserta, è approdato al Madre. E qui, accertato che non pescherà tra Gilbert George e Damien Hirst per la sua "arte italiana secondo Sgarbi" del prossimo anno, affronta con il direttore Eduardo Cicelyn la questione scottante del taglio dei fondi a via Settembrini. «La cosa più giusta del mondo - è il parere di Sgarbi - è che larte contemporanea come in America viva dei soldi dei privati». Segue un serrato faccia a faccia tra il direttore e lo storico dellarte. «Quale museo americano vive di fondi privati?», gli rintuzza Cicelyn. «In Italia il Pecci di Prato». «Infatti è morto. E vuoi sapere quanti fondi pubblici prende il Moma?». «Quandero assessore a Milano - calcola Sgarbi - ho speso 20 milioni avendo un budget pubblico di 2 milioni». Milano però è città di sponsor. «Noi - insiste Cicelyn - non riusciamo a trovare 50 mila euro per gli spettacoli serali. Tenere aperto il museo costa 250 mila euro al mese perché ho 60 dipendenti. La Regione decida quante ore al giorno vuole far restare aperto il Madre e si assuma le sue responsabilità». Intanto Sgarbi fa incetta di cataloghi. «Ti pare possibile che uno come Kiefer debba pagarlo io? Lo paghi il suo gallerista. E poi a quale napoletano può interessare Kapoor?». Cicelyn conosce la vis polemica sgarbiana e replica il tanto dovuto. Insomma, i consulenti governativi per larte sono favorevoli o contrari al Madre, che paga anche lo scotto di rappresentare la gestione politica uscente? «Sono favorevole. Ma Caldoro mi ha detto che costa 40 milioni di euro. E non so se sia necessario spendere tanto». Ma Cicelyn non ci sta: «Quella è la cifra complessiva, compresa la ristrutturazione del palazzo». Più tardi, mentre in macchina allestisce la mostra di Giorgione a Palazzo Grimani, il suo esordio da soprintendente che si inaugura a Venezia domenica, discutendo di come va illuminata la "Tempesta", riflette ancora: «Devo capire se il fallimento del Madre viene dalla spesa o dalla sua totale mancanza di rapporto con la realtà napoletana. Le cose del Madre più belle sono quelle fatte per il museo: Clemente e Sol LeWitt. Un artista come Mainolfi, che comprai per le collezioni del Parlamento, o come Matarazzo di Avellino, non ci sono. Non capisco perché».