Il Vesuvio non diede scampo Gli effetti sonori elaborati da scienziati Pompei ricorda il più fatale dei suoi anniversari. Sette giorni prima delle Calende di Settembre, 1931 anni fa, ossia oggi. Il Vesuvio si risvegliava dopo circa otto secoli, eruttando oltre 4 chilometri cubi di magma. Nel raggio di 18 chilometri ogni cosa cessò di esistere, seppellita da sette metri di cenere e lapilli. Era il 79 dopo Cristo, Tito era imperatore da pochi mesi. Dalla furia di un vulcano spaccatosi in due per i suoi violenti conati, sarebbe nato il monte Somma. Plinio il giovane, testimone oculare da Miseno, cinforma nelle sue lettere a Tacito, che la tragedia cominciò allora settima, circa luna del pomeriggio. E proprio oggi alle 13 nel Foro triangolare e nellorto dei fuggiaschi dellarea archeologica pompeiana ne viene riproposto un assaggio audio. "Leruzione pliniana" (prezzo compreso nel biglietto dingresso, 11 euro. Info 081 857 5347), happening promosso dalla Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei e dallex commissario Marcello Fiori, rievoca in pannelli sonori i rumori della tragedia, così come si susseguirono quel 24 agosto. Un boato seguito da esplosione, il fischio rabbioso del vento, versi di animali in fuga. E ancora, rombi di maremoti, lincedere di una frana (quella che colpì Stabiae). E dopo la natura, gli uomini: la voce di Francesca Puglisi reciterà tra i marmi del tempio dorico e il pozzo sannitico, estratti degli scritti di Amedeo Maiuri, affiancata da Shaun Sweeney per la versione inglese. Un incubo di alto impero, trascritto nei suoi frastuoni, prodotto da Claudio Salerno, presidente dellistituto per la diffusione delle Scienze naturali. Una garanzia per la efficacia dellesperimento. Almeno scientifica. Basterà osservare i calchi delle tredici vittime dellOrto dei fuggiaschi (che replicherà "leruzione pliniana" alle 16), per farsi unidea del caos che si abbattè sulle vittime, che non ebbero vie di fuga tra il magma a monte e la tempesta a mare. La caratteristica forma "a pino" delleruzione pliniana, proiettò lapilli e pomici fino a tre chilometri daltezza. La velocità con cui si abbatterono fu impressionante. Con le città ancora in ricostruzione, dopo il violento (e premonitore) terremoto di 17 anni prima, il 5 febbraio del 63, che squassò lintero agro vesuviano. Molti abitanti furono ingannati proprio dal ricordo del sisma. Credendo infatti, almeno allinizio, che si trattasse di una nuova scossa tellurica, la maggior parte dei residenti sperò di trovare rifugio nelle cantine o nelle zone più resistenti delle proprie case. Pochi tentarono la fuga immediata. Come il sacerdote del tempio dIside ritrovato a pochi metri dallaltare sacrificale, con ancora sottobraccio gran parte degli ori ed oggetti di valore ed ex voto. Come Plinio il vecchio, scienziato e ammiraglio della flotta di Miseno che morì a Stabia, nel tentativo di salvare Rectina, moglie dellamico Cesio Basso. O come i 280 sventurati ercolanesi, in cerca di salvezza verso il porto della città. Furono sopraffatti dal mare grosso e la bufera. I gas e le nubi ardenti fecero il resto. Info www.pompeiisites.org