La polemica con il ministro Bondi. L'assessore lancia un appello a tutti i parlamenlni: va ripristinata subito la pari dignità con Lazio e Toscana Arcus, l'«elemosiniere» di risorse alla Cultura, nel prossimo triennio ha dimezzato la quota di finanziamenti al Veneto: da 20 a 10 milioni. E l'assessore Colasio lancia un appello ai parlamentari: «Facciano rete per difendere la nostra Regione, penalizzata rispetto al Lazio e alla Toscana». A guardare il programma 2010-2012 il motivo del colpo di mannaia salta agli occhi. Manca un piano strategico, le risorse sono parcellizzate: nessun contributo superiore ai 500 mila euro, se si eccettua quello da un milione per il Centro Veneto di Restauro; sono pizzichi di vaniglia sparsi sulla torta, un sistema a pioggia che collide con l'idea di dar respiro a progetti innovativi. Arcus è una spa: il capitale del ministero dell'Economia è gestito dal dicastero dei Beni Culturali di concerto con quello dei Lavori pubblici. E l'intreccio è motivato dal fatto che ad Arcus spetta per legge il 3 degli investimenti infrastrutturali, il che gli dà una natura compensativa, un po' come il verde, l'acqua e i giardini attorno alle centrali nucleari, dal momento che il finanziamento alle infrastrutture è portatore di un impatto ambientale che non favorisce gli insediamenti culturali. Questa consapevolezza aveva, a suo tempo, indotto Veltroni a costituire una società, la Sibec che, pur con vesti diverse, anticipava Arcus. Il ministro Urbani, successivamente, ne offre una versione aggiornata, la Sicobec Ma la riforma del Titolo V della Costituzione, spariglia tutto, bruciando le neonate società. La riforma, infatti, attribuisce allo Stato funzioni di controllo, mentre la valorizzazione delle risorse culturali spetta alle Regioni, tale concorso rende obbligatoria la territorializzazione della cultura. La progettualità viene dal basso ed è frutto di sinergia. Una tesi che l'assessore Andrea Colasio ha enunciato in un saggio. E' sempre Urbani a presiedere la metamorfosi di Sicobec in Arcus. Arcus pesa la portata innovativa dei progetti, la loro capacità di promuovere uno sviluppo culturale diffuso. A scorrere i fondi assegnati nel periodo 2004-2008 si nota che 7 progetti per complessivi 5 milioni di euro in 4 anni, il 25 per cento del totale, sono stati «spinti» dall'azione lobbistica di Andrea Colasio, che in commissione Cultura della Camera conosceva fondali e scogli del bacino ministeriale e fruiva della collaborazione di Marino Zorzato, (Pdl) in commissione Bilancio. Viceversa il cannocchiale puntato sul quadriennio 2010-2012 ci mostra un paesaggio desolante. Il Veneto sta diventando il Malabrocca della classifica dei beneficiari di Arcus, destinatario di 10 milioni contro i 30 del Lazio, i 21 della Toscana, i 14 del Piemonte. E' lo stesso Colasio a lanciare un appello ai parlamentari padovani e veneti. «Devono far rete - dice - devono fungere da cerniera tra Soprintendenza, Ministero e Regione». Da notare che il progetto della via Annia sostenuto da Arcus è diventato un modello, apprezzabile soprattutto per il coinvolgimento di assessorati regionali, provinciali, comunali, direzioni museali, soprintendenze, con radici importanti nel territorio. Innovazione e carattere sperimentale ne fanno qualcosa di efficace. Francesca Ghedini, docente di Archeologia ha condotto una battaglia che ha portato parecchi soldi al dipartimento padovano, ma evidentemente questo apporto intelligente non basta. «E i nostri parlamentari - dice Colasio - dove sono? Devono spendere più energie per portare in Veneto fondi destinati allo sviluppo della cultura e dell'arte. Altrimenti ci aspetta un ciclo di desertificazione culturale».