NAPOLI - Pompei senza pace e senza governo. Ma con diecimila turisti al giorno in fila ai botteghini. I riflettori sono puntati sulle inchieste giudiziarie avviate dalla Procura di Torre Annunziata, ma il sito archeologico più famoso e frequentato vive una contraddizione da manuale della precarietà: i turisti, che non si intendono delle nostre miserie, continuano ad affollare gli scavi e a scattare migliaia di fotografie - il boom agostano, secondo consuetudine, proseguirà anche a settembre - ma le stanze dei bottoni restano vuote. Non c'è chi comanda, in poche parole, e quando manca il gatto i sorci, si sa, ballano. Come è successo per ben due volte alle guide che hanno dato vita a risse da cantina sotto gli occhi esterrefatti dei visitatori. I giornali hanno dato grande risalto agli scontri, ci si attendevano reazioni che non ci sono state ed è lecito pensare che, perdurando la vacatio di governo, potrebbe anche ripetersi. Ieri mattina, per stare attaccati alla cronaca, il più alto in grado, negli uffici della Soprintendenza, era l'archeologo Lorenzo Fergola, che sostituiva il direttore Antonio Varone, in ferie dal 10 agosto, a sua volta reggente dopo la fine della gestione commissariale. Una situazione paradossale che in altri tempi si sarebbe definita «all'italiana», mentre oggi è prassi normale, in specie nei quartieri alti della burocrazia dei Beni Culturali. Marcello Fiori, l'uomo della Provvidenza che ora viene dipinto come un diavolo profanatore della sacralità degli scavi, se n'è andato a fine luglio e subito dopo è iniziata la bagarre giudiziaria sui presunti restauri tra inchieste (che il Cormezz annunciò a giugno) e sospetti. Chi pensava che, andato via Fiori che pure si era dato molto da fare tra molte luci e altrettante ombre, si potesse traguardare uno standard di efficienza gestionale, è stato immediatamente servito: Giuseppe Proietti, il nuovo (vecchio) Soprintendente, che si sarebbe dovuto insediare al suo posto, è, come si dice, caduto in ferie e, di fatto, rientrerà in ufficio solo per il tempo necessario ad annunciare che andrà in pensione. Pompei, del resto, a questo andazzo ha fatto l'abitudine: gli ultimi due Soprintendenti designati sono stati lo scomparso prefetto Renato Profili e la professoressa Maria Rosaria Salvatore che passò il testimonio al Commissario Marcello Fiori fiondato a Pompei con il bulldozer della Protezione Civile e con la mission di «cancellare» l'antico per «rifarlo» nuovo, all'insegna di una Disneylandia archeologico che mortifica il concetto di Bene Culturale. Un basso compromesso, insomma, già sperimentato a Venezia che, come recita una battuta molto apprezzata in America, è stata «ricostruita» in modo del tutto fedele alla copia ospitata a Las Vegas. A Pompei il rischio che si arrivi a questo - pensiamo agli affreschi rimossi e rifatti, pensiamo alle polemiche sui lavori al teatro Grande - è più che mai attuale e bisogna opporsi in tempo. La fine dello stato di emergenza è un fatto positivo, ma il vero problema è ora assicurare a Pompei un governo stabile e efficiente. Ma, al momento, la speranza che questo avvenga in tempi brevi non c'è e i nomi che sono stati fatti sono stati immediatamente smentiti dagli stessi interessati. E' il caso del Soprintendente Teresa Cinquantaquattro, dirigente dell'Ufficio di Taranto, che avrebbe dichiarato di non essere disponibile. Non sappiamo se è vero, ma il Ministro Bondi, che pure ha più volte detto di «amare Pompei», deve scendere in campo e porre fine allo scandalo. Subito, cioè alla ripresa autunnale.