La caccia al tesoro è cominciata dal basso, da molto in basso: con le ruspe, con gli scavi, con i muratori. Dai cantieri, i tanti cantieri di Milano compresi quelli osteggiati e criticati dei box sotterranei, sono emersi oltre 7 mila reperti archeologici. Un tesoro, appunto, fatto di anfore, di statue, di resti e indizi della Milano che fu. Sono tutti reperti adesso chiusi e gelosamente custoditi nei magazzini del Comune. «Speriamo trovino posto in una struttura adeguata». La direttrice del Museo archeologico Caporusso: «Valorizzeremo mille anni di storia e cultura». Purtroppo, è «vietato l'accesso». Il tesoro archeologico di Milano è nascosto in due luoghi protetti alla periferia della città. È un patrimonio di capitelli, fregi, colonne, epigrafi, anfore e statue, bronzi, mosaici (una decina) e ceramiche, oltre 7mila reperti risalenti dal V secolo avanti Cristo e fino all'alto Medioevo: un millennio d'arte catalogato, archiviato, messo sotto chiave, ordinato su bancali da cantiere, coperto dai cellophane, disposto su scaffali d'alluminio. «Le opere più significative sono esposte in museo», spiega e rassicura la direttrice dell'Archeologico di corso Magenta, Donatella Caporusso. Le altre, la maggior parte, sono in magazzino. Fuori, in mostra, potrebbero raccontare i fasti della capitale imperiale e aiutare a intuirne le geografia architettonica civile e religiosa. Dimenticate, al momento, possono solo aspettare il raddoppio del museo: nella primavera 2011. In ogni caso, suggeriscono una riflessione: «I milanesi non immaginano la ricchezza delle testimonianze restituite dai cantieri edili e dagli scavi per i parcheggi». Daverio: troppi materiali lasciati in magazzino. I cittadini, veri proprietari, non contano più nulla Non hanno resistito i templi e i palazzi, demoliti e riciclati, come quasi tutto a Milano, ma qualche traccia di tanto in tanto emerge. Dalle cantine di via Manzoni. Nelle cucine degli hotel nei Bastioni. Dai sottoscala dei condomini alzati sul tracciato delle mura. Più di duecento cognomi di famiglie antiche ritornano con le iscrizioni dell'epoca, vedi i Novelli e i Trebbio. Un cantiere in corso di Porta Romana ha spalato una necropoli e riconsegnato vasi, collane e specchi d'oro e d'argento, tombe, resti cremati e inumati, tracce di riti pagani. I lavori per il nuovo Policlinico hanno scoperto una domus signorile in un suburbio dell'antica Mediolanum, oltre l'attuale via Francesco Sforza. Idem lo scavo dei box in piazza Meda. Nella mappa della Soprintendenza, tutto il centro è a «rischio archeologico». È un enorme museo sepolto. I depositi delle civiche Collezioni archeologiche sono nati insieme col museo, nell'Ottocento, e vengono periodicamente arricchiti da ritrovamenti, lasciti e donazioni. Troppo vasti per essere interamente esposti nell'ex monastero maggiore di San Maurizio, in corso Magenta: «Alcuni materiali confluiranno nel museo al termine dei lavori di ristrutturazione e ampliamento», annuncia la dottoressa Caporusso: «Non possiamo lamentarci degli spazi». Il museo, grazie agli investimenti di Comune e Regione, e all'intervento dell'architetto Andrea Bruno, si sta allargando in via Nirone, circa 1.300 metri quadri in una palazzina su tre piani (in cui saranno trasferite le sezioni etrusca e greca, e saranno inaugurati nuovi spazi per laboratori e didattica). Obiettivo: aprire l'Archeologico bis prima delle elezioni comunali. In linea di principio, interviene il critico d'arte Philippe Daverio, «il fatto che imusei siano ricchi di depositi è assolutamente positivo. E però, qui abbiamo esagerato: quasi tutti i reperti sono nascosti. L'unico vero proprietario di questo patrimonio, il cittadino contribuente, non conta nulla». Dunque, Daverio? «Con un gruppo di amici lancerò un movimento d'opinione internazionale: "Save Italy". Milano, l'Italia, da sole non riescono a salvarsi».
MILANO - Un tesoro dai box sotterranei. Rinvenuti oltre 7 mila reperti archeologici della Milano imperiale
In Milano, la caccia al tesoro archeologico ha iniziato con gli scavi e gli scavi dei cantieri. Sono stati trovati oltre 7.000 reperti, tra anfore, statue e resti di epoca romana e medievale. Il tesoro è stato chiuso e custodito nei magazzini del Comune. La direttrice del Museo archeologico Caporusso, Donatella Caporusso, afferma che il tesoro sarà valorizzato e messo in mostra in un museo adeguato. Alcuni reperti sono già esposti nel museo, mentre la maggior parte è in magazzino. I reperti sono stati trovati in vari luoghi, tra cui cantieri, scavi e sottoscala.
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