In stato di degrado ma ancora della Marina Le torri costiere di Brindisi sono a rischio, ma il Comune non può intervenire perché non è proprietario. BRINDISI Costruite per garantire il controllo del territorio brindisino ai tempi delle invasioni turche, tre delle quattro torri costiere oggi di proprietà del Demanio marittimo sono ridotte a costruzioni fatiscenti e pericolanti a ridosso delle spiagge di Giancola e Punta Penna. Salvata grazie alla costituzione di un consorzio quella di Torre Guaceto, Torre Testa, Mattarelle e Punta Penne restano nel degrado. Inutilizzate dalla Marina da secoli e abbandonate senza alcun intervento di manutenzione, le costruzioni sono diventate ruderi fatiscenti su cui anche il Gruppo archeologico brindisino ha puntato la sua attenzione. I giovani del comitato spontaneo hanno promosso anche la petizione su Facebook «Salviamo le torri costiere del brindisino», auspicando un intervento immediato almeno per ripristinarne la stabilità. In realtà, però, il Comune di Brindisi, in cui rientra la competenza territoriale, non ha la proprietà dei beni che potrebbero essere inseriti dalla Marina Militare nella lista di quelli presto alienabili. Modalità e tempi del passaggio non sono ancora stati formalizzati: impossibile, dunque, da parte dell'amministrazione comunale programmarne la riqualificazione. La loro costruzione fu necessaria dopo la caduta dell'Impero romano, ma si deve a Carlo V l'idea di fortificare la costa: le torri diventarono il più importante sistema difensivo dagli attacchi dei predoni orientali per i quali Brindisi costituiva terra di conquista. Da nord a sud del capoluogo - Torre Guaceto, Torre Punta Penna, Torre Testa e infine, più a sud, Torre Mattarelle - furono edificate per controllare al meglio gli arrivi dal mare. Stessa funzione affidata anche al Castello Alfonsino (chiamato anche Forte a mare) che si trova sull'isola di Sant'Andrea, a pochi passi dal varco della diga di Punta Riso, nel porto interno di Brindisi. «Le torri costiere sono una traccia del nostro passato - scrivono i fondatori del gruppo del Gab - che presto scomparirà se non si interviene subito con restauri ed opere consolidamento. Parallelamente a questo gruppo sono state inviate segnalazioni alla Soprintendenza ai beni architettonici ma c'è bisogno del contributo di tutti». Risale a meno di un mese fa il primo sopralluogo dei tecnici, giunti da Bari, che hanno visitato le tre torri e a cui potrebbe far seguito un incontro anche con il Comune di Brindisi. «È importante sottolineare - ribadiscono dal Gab - che si tratta di un patrimonio della costa di grande importanza per il valore storico, architettonico e urbanistico. Al momento però in stato di grave abbandono, e da baluardi difensivi che sono stati nei secoli scorsi, oggi sono solo baluardi di degrado». Ma i problemi relativi alla mancanza di manutenzione si ripercuotono anche sulla sicurezza dei bagnati: le torri, infatti, sono pericolosamente a ridosso delle spiagge. Anche per questo, sia la polizia municipale che i vigili del fuoco hanno ricevuto delle segnalazioni per un possibile pericolo di crollo: la sollecitazione di chi frequenta le spiagge di Giancola e Punta Penna aveva lo scopo di ottenere un intervento per la messa in sicurezza. Diversa invece la situazione per Torre Guaceto che, grazie alla Consorzio di gestione e puntando sulla riserva naturale da cui è circondata, vive ormai da anni lo status di attrattiva turistica per amanti della natura, con programmi estivi e invernali che, attraverso escursioni, ne valorizzano tutto la zona umida e le costruzioni antiche al suo interno.
BRINDISI Degrado e rischi per le torri costiere
Le torri costiere di Brindisi, costruite per garantire il controllo del territorio ai tempi delle invasioni turche, sono in stato di degrado e pericolanti a ridosso delle spiagge di Giancola e Punta Penna. Il Comune di Brindisi non può intervenire perché non è proprietario. La Marina da secoli non le utilizza e le ha abbandonate senza manutenzione. I giovani del comitato spontaneo hanno promosso una petizione su Facebook per un intervento immediato. La Soprintendenza ai beni architettonici ha ricevuto segnalazioni, ma non c'è un piano per la riqualificazione. Le torri sono una traccia del passato e il loro degrado potrebbe scomparire se non si interviene.
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