La direttrice Concetta Ciurcina: «Ma mai i pezzi d'arte del Paolo Orsi» Gela rivendica i suoi pezzi d'arte esposti al museo «Paolo Orsi» e promette nuove battaglie per la restituzione del suo antico tesoro. E Siracusa replica: «Il museo non si tocca». La guerra dei reperti tra Gela e Siracusa risale alla metà del Novecento. Quando Luigi Bernabò Brea, subentrato a Paolo Orsi alla direzione della soprintendenza aretusea, promise a Gela che avrebbe restituito le terrecotte marmoree dell'Athenaion gelese, portate dal suo predecessore al museo di Siracusa. Da allora vi è stata una querelle a distanza: da una parte Gela che chiede la restituzione dei suoi pezzi di storia, dall'altra Siracusa che contesta lo smembramento delle sue collezioni museali di cui i reperti gelesi sono parte integrante. L'ultima puntata di questa telenovela archeologica è di pochi giorni fa, quando il sindaco Angelo Fasulo, stanco di aspettare, ha preso carta e penna e scritto all'assessore regionale ai Beni culturali Gaetano Armao per chiedere indietro i pezzi d'arte esposti a Siracusa, oltre a quelli custoditi a Roma e Agrigento. Una richiesta che aveva fatto anche il presidente dell'Archeoclub gelese, Nuccio Mulè, segnalando la presenza di importanti reperti al museo archeologico «Paolo Orsi. Immediata la risposta aretusea: «le collezioni non si toccano». Semmai, la direzione del museo sarebbe disposta a concedere i reperti gelesi che si trovano ancora oggi nelle stanze dei magazzini del «Paolo Orsi». Reperti mai esposti, dunque, ma di grande rilievo. Certo, non sono le metope architettoniche del tempio B di Gela, il cosiddetto Athenaio datato agli inizi del VI secolo a. C. la cui ricostruzione è firmata da Bernabò Brea. Ma d'altronde, come ricorda la direttrice del museo siracusano, Concetta Ciurcina, a richiedere indietro i pezzi non è il museo di Gela tantomeno la sua soprintendenza, con le quali vi sono da sempre contatti e scambi per mostre. «Già nel 2008 - spiega Concetta Ciurcina - in accordo con l'allora assessore regionale Antinoro, abbiamo redatto una proposta oggi all'attenzione del Consiglio regionale dei beni culturali che dovrebbe esprimersi, riguardante la possibilità di concedere a Gela alcuni reperti che si trovano nei nostri magazzini. Si tratta di pezzi sinora mai esposti, i cui diritti di studio rimarrebbero sempre al nostro museo. Non ha senso lo smembramento delle collezioni esposte che sono nate con questa peculiarità secondo una ricostruzione ben precisa di Orsi e poi Bernabò Brea». La proposta piace poco ai combattivi gelesi che rivorrebbero indietro i propri reperti da ormai un secolo. Risale agli inizi del Novecento la campagna di scavi a Gela, la prima sistematica dell'Isola, coordinata da Paolo Orsi che era soprintendente della Sicilia centro-orientale, e dunque coordinava tutte le province in questione, Gela compresa. Per questa ragione, una volta avviate le indagini, Orsi decise di portare a Siracusa i reperti gelesi per studiarli e confrontarli con quelli di Siracusa. Toccò poi al suo successore, Bernabò Brea, ricostruire la collezione ed esporla nell'allora museo di piazza Duomo. E fu lui che scrisse, nel 1950, che li avrebbe restituiti (come si legge nella pubblicazione degli studi 1949-51). «Orsi da uomo di scienza - prosegue Concetta Ciurcina - si rese conto che le collezioni non avrebbero potuto essere smembrate per poterle studiare e comprenderle nella loro interezza. Per questo le terrecotte architettoniche debbono restare nel loro settore per le quali sono state ricostruite. Una posizione che Siracusa ha sempre difeso e Gela, con il suo museo e la soprintendenza, mai ostacolato. E' come se adesso volessimo indietro la Gioconda e avviassimo una guerra con il Louvre. Non ha senso. Un museo è tale per le collezioni che gli hanno dato vita». 22082010