Cultura uguale economia: questo il dato che emerge dal nuovo rapporto annuale su "Politiche, strategie e strumenti per la cultura" presentato ieri a Palazzo Ziino da Federculture. Il voluminoso report, curato da Roberto Grossi e pubblicato da Allemandi, prende come punto di riferimento la situazione post 11 settembre, quando si è ridisegnata la mappa economica globale e la cultura ha assunto un nuovo ruolo sociale e di identità. Ecco perché di fronte a un trend generalizzato di sofferenza economica, le programmazioni culturali rientrano a pieno titolo tra le strategie di welfare. In Sicilia il turismo culturale registra un aumento del 4 per cento, bilancio positivo anche per i musei civici che segnano da gennaio ad agosto un aumento del 20 per cento di visitatori. «La Sicilia spiega Roberto Grossi, segretario generale di Federculture è tra le regioni in cui il turismo culturale è in aumento. Uno sviluppo che ha coinvolto anche le località minori. Il problema è come organizzare territorio e servizi». La Sicilia parte avvantaggiata dalla ricchezza di beni culturali, ma certamente questa da sola non basta, anche in vista della concorrenza di altri paesi mediterranei come Grecia, Spagna, Turchia. «La cultura è un pezzo di politica economica e sociale prosegue Grosso ma occorre creare organizzazioni su base d'area. Occhio poi ai nuovi fruitori: da Cina, Giappone e India arriva in Italia il nuovo flusso turistico-culturale». Sul piatto anche i problemi relativi a una mancata politica di defiscalizzazione che incentiverebbe gli sponsor e l'integrazione tra pubblico e privato. Le «local Utilities», ovvero le aziende e gli enti che gestiscono i servizi pubblici locali sono rappresentati dalla Confservizi, in Sicilia presieduta da Giuseppe Conti. Confservizi riunisce tra aziende speciali, enti, associazioni, oltre 1500 associate. Dice Conti: «Una recente sentenza della Corte costituzionale a luglio ha stabilito che in materia di gestione dei servizi culturali lo Stato può cedere le competenze ai privati. Se questo già avveniva per le regioni a Statuto speciale come la Sicilia, ora si rafforzerà questa tendenza in tutto il territorio nazionale». «Confrontare la Sicilia con la situazione internazionale conclude Grosso è rafforzare la capacità di intervento». Gianni Puglisi, assessore comunale alla Cultura e segretario dell'Unesco, dice: «Un'esperienza di relazioni tra pubblico e privato è già stata avviata con i Distretti culturali. Con Federculture lavoreremo per proiettare nuove ipotesi di sviluppo. E intanto stiamo lavorando per fare inserire Palermo tra le città patrimonio mondiale riconosciute dall'Unesco». Puglisi dà alcune cifre per Palermo: per il piano triennale di sviluppo 2003-2005 sono stanziati 42.768.820 euro, di questi 7.710.405 sono destinati a grandi eventi (Festino, Natale, Kals'Art, iniziative estive) 26.466.765 sono spese per investimenti per le strutture qui rientrano i fondi per il Museo delle arti contemporanee ai Cantieri Culturali alla Zisa, il Sant'Anna futura sede del Museo d'arte Moderna e l'Archivio e infine 8.591.650 sono i milioni di euro destinati al sostegno di due teatri cittadini, il Massimo e il Biondo. In Siciliaregione turistica maggiormente richiesta dopo la Sardegna gli immobili di interessi turistico tra chiese, palazzi e residenze arrivano al 5 per cento del totale nazionale, 843 le biblioteche, pari al 6,6 per cento del patrimonio nazionale. Oggi il valore del turismo sul Pil nazionale è del 5,5 per cento, il turismo culturale raggiunge l'1,3 per cento, la manovra di bilancio del ministero per l'Economia nel 2004 ha destinato ai beni e attività culturali 2.200 milioni di euro, di questi il 70 per cento per le spese correnti, cioè l'esercizio delle gestioni. Nota dolente, i tagli: 33 per cento in meno dal 2000. Il direttore generale del ministero dell'Economia, Alberto Versace annuncia la volontà di investire nei settori legati alla cultura: «Arte contemporanea, design e urbanistica saranno settori privilegiati. E poi basta importare modelli e progetti, perché non pensare a una architettura del Sud per il Sud? Occorre pensare alle infrastnitture culturali». Da Maurizio Scaparro, regista e vicepresidente dell'Agis, arriva una provocazione: «Cinema, teatro e danza devono diventare materie scolastiche obbligatorie, da inserire nel programma di studi dei giovani. Occorre unificare il rapporto con la scuola di fronte a un degrado culturale che avanza». Cartelloni degli enti lirici e bilancio dialogano con difficoltà: su 500 milioni di euro del Fus, Fondo Unico Spettacolo, 250 milioni sono divisi tra le 13 fondazioni nazionali, ma non bastano nemmeno per pagare gli stipendi. Al Teatro Massimo arrivano 12,5 milioni di euro dalla Regione, 3,5 dal Comune, il bilancio complessivo è di 45 milioni di euro. Gaetano Armao, vicepresidente della Fondazione Teatro Massimo spiega: «Lavoreremo con Federculture per presentare un pacchetto di iniziative per la musica. E ancora bisognerà incentivare le sponsorizzazioni, pensando che le risorse non sono certo in crescita. È incredibile pensare che il nostro primo concorrente è lo stesso Stato».