Le associazioni ambientaliste chiedono alla Provincia di porre limiti San Lorenzo in Campo Il tema del fotovoltaico non va in vacanza. Le associazioni ambientaliste e naturaliste La Lupus in Fabula, Italia Nostra, Argonauta e Lipu tornano a sollecitare la Provincia affinché ponga dei limiti al fotovoltaico sui terreni agricoli. "La Provincia mantenga le promesse fatte, per voce dell'assessore Tarcisio Porto, del rapido varo di una normativa stringente sull'installazione di impianti fotovoltaici in aree rurali classificate dallo strumento urbanistico come "zone EAgricole" - affermano in un documento -. La necessità di tutelare la bellezza unica e irripetibile del paesaggio provinciale, di sviluppare produzioni agricole tipiche e biologiche, promuovere l'agri-turismo e la gastronomia legata alle produzioni locali, sono motivi più che sufficienti per giustificare l'introduzione di vincoli dimensionali, per potenza installata, e geografici agli impianti su terreni agricoli. Ora che la conferenza Stato-Regioni-Enti locali ha approvato le linee guida per le fonti rinnovabili ed anche la Regione ha ridotto la soglia sopra la quale è obbligatoria la verifica di assoggettabilità alla procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale è più che mai urgente che anche la Provincia emani una normativa stringente in materia prima che i danni al territorio siano gravi e irreparabili". Secondo le associazioni la Provincia di Pesaro e Urbino potrebbe prendere a esempio la deliberazione del consiglio provinciale di Ascoli Piceno del 16 luglio. "Con una modifica al Piano Territoriale di Coordinamento vieta l'installazione di impianti fotovoltaici non integrati su aree agricole di potenza nominale superiore a 50 KW, lasciando ai Comuni la possibilità di individuare ambiti, anche ricadenti in zone agricole, in cui installare impianti di potenza superiore purché compatibile con la salvaguardia del paesaggistico rurale, patrimonio culturale, della biodiversità e delle colture agroalimentari caratteristiche delle tradizioni locali. Una normativa che ponga dei limiti alla dimensione degli impianti non pregiudica lo sviluppo delle rinnovabili derivanti dal sole ma evita che tali impianti siano costruiti solo da grossi gruppi industriali e specialmente per fini speculativi. "A oggi - ricordano le associazioni - gli uffici della Regione stimano che nelle Marche siano stati installati impianti fotovoltaici per 90 megawatt. Ciò significa che è stato già triplicato il tetto previsto dal Pear per il 2015. Sempre stime regionali informano che oltre l'85 sono stati installati in zone rurali di pregio. Occorre quindi rendere meno appetibile l'investimento economico-finanziario per gli impianti a terra e incentivare e agevolare quelli sull'involucro esterno dei capannoni costruiti nelle zone produttive". marco spadola